Cosmotronic: la sindrome del primo della classe

STEFANO PATRIZIO

Cosmo, Cosmotronic, 42 Records, 2018, CD 18,89€

 

Voglio immaginarmi, attorno all’anno 90 del 1400, la reazione dei compositori suoi contemporanei al primo ascolto su Spotify della Missa l’homme armé super voces musicales di Josquin Desprez (o Des Prés o Desprès a seconda delle discordanti grafie). E cioè che il signor Josquin, prendendo il genere musicale, la Messa, più diffuso dopo il mottetto (di cui già era riconosciuto supercampionemondiale) e costruendo la suddetta Messa sul cantus firmus più utilizzato e abusato, il tema dell’homme armé, aveva probabilmente causato non poche frustrazioni e ulcere, perché solo fornendosi degli stessi strumenti di tutti gli altri compositori li batteva, regolarmente e puntualmente, scrivendo, semplicemente, meglio di loro.

E parimenti pochi decenni dopo, le incazzature degli astanti allorquando Claudio Monteverdi, non contento di essersi impadronito del genere del madrigale scrivendone di meravigliosi ed eccelsi per poi pure teorizzare il modo di comporli nella sua introduzione al proprio IV Libro di madrigali, nel 1607 mette la freccia e sorpassa a tutta randa il gruppetto di ingenui che, in Via dei Bardi a Firenze riuniti in una simpatica Camerata, speravano di aver creato un genere nuovo e tutto loro. E quindi, dopo aver letto l’Euridice di Caccini/Rinuccini, musica il testo di Striggio Orfeo (la stessa zuppa!) facendone un capolavoro assoluto nella Storia della Musica Occidentale.

Ma ben più documentati sono i rapporti tra Salieri e Haydn con il giovane Mozart. Seppur iper-romanzati e grandemente equivocati (specie quelli di Salieri. Ma d’altra parte pur serviva un antagonista in Amadeus, no? Sennò cheppalle, non ci fai un film così senza contrasti). E la loro ammirazione un po’ doveva pur nascondere una certa invidia, perché andiamo, quello era un ragazzino, loro i migliori compositori della loro generazione, perfezionatori di uno stile e una forma che oggi chiamiamo Stile Classico.

Questo per dire che nella Storia della Musica Occidentale numerosi sono gli esempi di collettori di esperienze altrui, che senza inventare niente di particolarmente originale o rivoluzionario, semplicemente riescono meglio in quello che gli altri avevano cercato di esplorare. Perché capiscono meglio. Interpretano meglio.

Non è molto differente da quanto stia facendo, (molto più in piccolo) il caro Cosmo. In Italia, e a giro per Europa e Mondo, sta andando di moda l’elettropop. Cosmo non ha inventato l’elettropop. Semplicemente, pur con un disco non particolarmente brillante, lo fa meglio di tutti gli altri. E se è vero che crescono già gli epigoni di Cosmo (e che piccoli epigoni di Cosmo facendo elettropop vincono il Rock Contest), sicuramente un po’ di fegati si staranno rodendo tra coloro i quali, già prima dell’uscita di Disordine e dell’ottimo L’ultima festa, stavano cercando di importare nel bel paese dove i si suona questo genere di rimando anni ‘80 attualizzato alle moderne angosce e aspirazioni di divertimento.

Intendiamoci: Cosmotronic non solo non è nemmeno vicino a una messa di Josquin o una sonata di Mozart, non è neanche il miglior disco di Cosmo. Ha pezzi un po’ meh, pezzi che partono molto bene e poi si autosabotano (Sei la mia città), tutta una seconda parte più strumentale anche interessante, ma in definitiva non è un capolavoro. Un po’ bene ma non benissimo. Semplicemente, epperò, suona meglio.

E gli epigoni, muti.

Articoli recenti

Commenti recenti

Archivi

Categorie

Meta

Stefano Patrizio Written by:

Be First to Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *