ST. VINCENT, MASSEDUCTION: DOVE IL BERE COSTA POCO

STEFANO PATRIZIO

St. Vincent, Masseduction, Loma Vista Records, 2017, Vinile, Cd e mp3, prezzi vari.

Nella bella e fredda città americana di Boston, nel Commonwealth (che non è uno Stato) del Massachusetts, ci sono, come spesso accade nelle grandi città, locali di alto rango e locali di basso rango.

Nella città di Boston ci sono diverse università, tutte private, nelle quali viene insegnata la musica, di vari generi e tipi. Càpita e può capitare ai docenti e agli studenti di queste università di andare a suonare nei locali, sia di alto che di basso rango.

Il Club Passim si trova nella zona di Harvard Square, che tecnicamente non è nemmeno nel comune di Boston pur essendo solo dall’altra parte del Charles River. Coerentemente con la propria denominazione, Harvard Square è la piazza su cui si affaccerebbe l’università di Harvard se non fosse delimitata da muri alti tre metri e alberi alti anche di più. Harvard Square fino a pochi anni fa era il ricettacolo di qualsiasi freak si aggirasse a Boston con aspirazioni più o meno artistiche. Non era affatto raro potervi incontrare poeti di strada, pittori di strada, musicisti di strada e altri esponenti di altre forme artistiche sempre di strada. Adesso non è più così, è molto pulita, vi passano molti autobus ogni minuto, e in molti dei suoi angoli sono spuntati costosi negozi di souvenir e costosi punti vendita di grandi catene di ristoranti, nuovi ristoranti sempre più macrobiotici, vegani, ricercati, esotici e costosi. Non vi è più nessuno che fa la statua vivente. Il Club Passim, e come pochi altri locali storici, resiste e per resistere è diventato costoso ed elitario. Se c’è un locale di alto rango a Boston, assieme a qualche altro, di certo il Club Passim lo è. Ci suonano infatti spesso gli insegnanti delle università, raramente gli studenti.

Il Midway Café è nelle vicinanze della stazione di Forest Hills, capolinea sia della linea arancio della metropolitana di Boston sia di innumerevoli linee di autobus, nel comune di Boston. La zona attorno alla stazione, chiamata con il nome della stazione, è circondata da quartieri popolari storicamente neri: Dorchester, Roxbury, Roslindale, Jamaica Plain. Ci sono appartamenti e case un po’ più belle e costose rispetto alle zone circostanti, forse per via del migliore collegamento di mezzi pubblici forse per essere più verdeggiante. Il Midway Café in genere paga le esibizioni, magari poco, magari solo in birre, ma di certo non chiede l’affitto del locale (cosa che invece tanti altri posti fanno). Da decenni rappresenta uno spazio per, e favorisce tramite una indefessa ricerca, le band locali con particolare attenzione alla “scena indipendente” incarnata dalla miriade di studenti delle università musicali del posto.

La prima volta che sono andato al Midway Café non avevo idea di che posto fosse, era solo per ascoltare la mia amica Liz, che canta molto bene. Il posto mi piacque e nonostante in quel momento fosse piuttosto lontano da casa mia vi sono tornato diverse volte. Il bere costa poco, l’ingresso costa poco, la musica alle volte è buona altre no ma è comunque imprevedibile e va bene così. Non sto dicendo che sia un posto da raccattati, non lo è, ma è di certo un posto di basso rango. Afferisce a un humus diverso. Ha il cesso sporco. C’è un buttafuori con la barba da motociclista e la maglietta senza maniche anche quando fuori nevica, dentro non vi è wifi e il telefono non prende e non è possibile pagare se non in contanti e subito.

Liz adesso ha fatto molta strada, ha suonato anche al Club Passim ma io già non abitavo più a Boston, ma l’ha fatto DOPO aver suonato all’Opera House di Sidney. Non credo che suoni più al Midway anche se conoscendola non rifiuterebbe di farlo a meno che non abbia già impegni proprio per quella sera proprio a quell’ora (sennò il modo lo trova).

Queste cose mi sono venute in mente perché qualche tempo fa, sugli account dei network sociali del Midway è comparsa una fotografia che ritrae una giovane Annie Clark, oggi più nota come St. Vincent che proprio lì suonò con una delle sue band del periodo bostoniano. Si sa che abbia studiato al Berklee College of Music di Boston e si sa anche che non abbia terminato i propri studi. Era allieva di Lauren Passarelli. Googolando questo nome è facile trovare una esibizione della M.a Passarelli proprio al Club Passim.

In questi ultimi anni, a quanto pare, Passarelli si è occupata principalmente di insegnamento, di registrare qualche disco di canzoni molto melodiche in cui accompagna il proprio canto con la chitarra e di una cover band dei Beatles in cui lei impersona, con una notevole somiglianza allorquando si metta la barba finta, George Harrison.

Nel mentre, Annie Clark è diventata St. Vincent.

Mi fa solo piacere pensare che quando Annie Clark ha suonato al Midway ci sarei potuto essere anche io o qualcuno che mi assomigliasse e fosse li per puro caso, qualcuno che solo per coincidenza, come per me lo è stato passarci, l’abbia potuta ascoltare, magari in un contesto che nemmeno la valorizzasse tanto, riconoscendo le possibilità e la bravura di quella chitarrista giovane. Mi fa piacere pensare che al Midway Café siano ancora orgogliosi di aver fatto suonare un grande numero di musicisti a caso, che uscendo dopo la loro gig si sono fumati una sigaretta guardando il campo da baseball buio dall’altra parte della strada, alitando nel freddo verso la fermata dell’autobus, mentre un’altra macchina passa il semaforo col giallo.

Mi fa piacere pensare che St. Vincent, nel comporre, suonare e produrre il suo ultimo disco Masseduction si porti dietro e dentro il periodo in cui ha suonato al Midway Café, e credo che se lo fa questo non traspaia nei testi delle canzoni ma proprio nei suoni, nella loro raffinata e studiata violenza e delicatezza. Suoni che al Club Passim non avrebbero avuto diritto di cittadinanza.

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