Cromorama

Carlo Benedetti

Riccardo Falcinelli, Cromorama, come il colore ha cambiato il nostro sguardo, Einaudi, 2017, pp. 470, € 24,00

La tua candida fronte,
come la neve;
ha tutti i colori.

Le carote arancioni, le pagine gialle, il cielo azzurro, il maiale rosa: tutte bugie. I colori che vi circondano mentre leggete, quelli sullo schermo, quelli della vostra maglietta, dei muri della vostra stanza o dei sedili dell’autobus, sono bugie costruite per voi e che, a forza di ripetersi, sono diventate naturali. Non c’è nessun complotto, però. È solo che quella del colore è una storia antica come la storia delle lingue e dell’uomo. Ci sono colori che sono apparsi prima – il rosso, per esempio, quando ancora abitavamo nelle caverne – e colori che hanno poche decine di anni – il nero più nero del mondo ne ha appena compiuti un paio. Come per le lingue, i colori cambiano, si trasformano, non significano più ai nostri occhi quello che significavano per dei principi rinascimentali, o dei monaci nell’anno 1000 o degli antichi romani. Anche per il colore, come per tutto il resto, non esistono assoluti. Il rosso non rimanda naturalmente all’amore, né il verde all’invidia o il blu alla calma. Ma, ancora più grave, il giallo e il blu non hanno sempre fatto il verde, né il rosso e il blu il viola. Anzi, per quasi tutta la storia dell’uomo l’idea di mischiare i colori per ottenerne nuovi era considerata una sciocchezza, molto spesso non funzionava, e a volte era un crimine. Il colore è stato per secoli una sostanza prima di una tinta: blu oltramarino (pietra di lapislazzulo) e sangue di dragone (resina rossa ottenuta da varie piante) producevano un miscuglio inservibile e restavano caparbiamente divisi. Solo dall’invenzione dei colori artificiali nel XIX secolo i colori si mischiano nel modo “naturale” che ci è stato insegnato a scuola.

Siete confusi? Non avete ancora visto nulla. In Colorama di Falcinelli, il colore è il punto di osservazione sulle cose del mondo: storia, moda, cultura, industria, psicologia. Nel colore, nella sua storia, nei cambiamenti tecnologici, si riflettono i cambiamenti più intimi degli uomini. L’idea che sia normale avere un “colore preferito”, o che l’azzurro rappresenti il maschile e il rosa il femminile, sono frutto della millenaria corsa a colorare le cose intorno a noi. Sono convenzioni con una data di nascita, anche se ci sembrano naturali e eterne, e prima o poi spariranno sostituite da altre. Niente è estraneo alla percezione e alla rielaborazione culturale degli uomini, neanche i colori. Del resto, perché dovrebbero? Quelli che noi chiamiamo “colori” sono solo il riflesso di una certa porzione dello spettro d’onda. Altri animali vedono “colori” che noi non vediamo – gli ultravioletti o gli infrarossi – altri ancora vedono solo la luminanza, il chiaroscuro. I colori non esistono se non ci sono uomini a guardarli e catalogarli.

Colorama, insomma, trasforma i vostri pantaloni in tinta con la giacca in un’occasione di riflessione su cosa significhi vedere, percepire, essere uomini (o donne). Ne uscirete divertiti, ma molto meno sicuri del colore intorno a voi, incluso quello della vostra pelle.

E, in questi tempi complicati, è francamente un bene.

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