Essere Nanni Moretti: viaggio tra un cumulo di macerie

Raffaele Nencini

Giuseppe Culicchia, Essere Nanni Moretti, Mondadori 2017, pp. 264, € 17,50

Il protagonista dell’ultimo, esilarante, romanzo di Giuseppe Culicchia è Bruno Bruni, uno spiantato scrittore cinquantenne che campa di traduzioni: Bruno lavora alla versione italiana di un libro di Bruce Sterling, famigerato profeta della letteratura cyberpunk, ma è ossessionato dall’idea di scrivere il Grande Romanzo Italiano; naturalmente, di questo Grande Romanzo Italiano non ha più di due pagine e, altrettanto naturalmente, del profeta cyberpunk come di ogni altro autore da tradurre, pensa tutto il male possibile. Al suo attivo si contano delle oscure raccolte di poesie e tre dimenticabili romanzi, che messi insieme hanno venduto poco meno di mille copie. cover_essere_nanni_morettiÈ un animale incattivito. Il suo agente letterario si nega, gli amici di un tempo sono ormai vaghe figure sullo sfondo e l’unica cosa che occupi i suoi pensieri è l’altrui successo: augura la morte agli scrittori che vendono bene, idolatra quelli da classifica. Ha una fidanzata, di nome Selvaggia, aspirante attrice, aspirante cantante, aspirante fotografa, negata per tutto tranne che per la poledance, che le procura da vivere in un locale notturno. Insieme riescono a sbarcare il lunario, ma quando lei viene sostituita da una ragazza più giovane e accondiscendente la loro situazione economica precipita. A quel punto Bruno scopre casualmente che, facendosi crescere la barba, diventa il sosia perfetto di Nanni Moretti e decide di approfittarsene. I due iniziano a girare la provincia italiana, spacciandosi per il regista romano e la sua assistente e facendosi ospitare dalle amministrazioni locali con la scusa dei sopralluoghi per un fantomatico prossimo film. Non un solo sindaco si sottrarrà ai suoi doveri di ospite: invitandoli a cena, dilungandosi sulla storia locale, chiedendo di poter comparire con un cammeo nella nuova pellicola, e – soprattutto – ammiccando prima di recitare l’iconica battuta: “mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo proprio?”. La coppia di impostori si cimenterà poi con la variegata umanità degli istituti di cultura italiana all’estero, fino a quando giungerà la proposta che non si può rifiutare: il Festival del Cinema di Venezia, dove il romanzo si risolve con un colpo di scena.

In definitiva, sembrerebbe dirci Culicchia, Nanni Moretti, con le sue pose compiaciute, con il suo colto cinismo, con la sua morale individualista, non è altro che un sintomo: il malanno è l’industria culturale. Che si regge sulle celebrità, che in libreria impone il criterio della redditività al metro quadro, che si rifiuta di vedere oltre il marketing. E per questo malanno non c’è cura: Bruno è parte del dispositivo che a tratti sembra odiare e se scopre di non desiderare più il successo grazie al Grande Romanzo Italiano, non è certo per evadere da questo ordine prescrittivo, bensì per bramare maggior gloria. Il suo sogno è ormai diventato poter girare il Grande Film Italiano. Se quello che lo circonda è un cumulo di macerie, il terreno è troppo accidentato e il suo passo troppo lento per immaginare vie di fuga. Il suo destino è dunque contemplare immobile quelle macerie. Fuor di metafora: contrattare una migliore posizione individuale all’interno dell’industria culturale, senza alcuna preoccupazione per la vita culturale del paese.

Articoli recenti

Commenti recenti

Archivi

Categorie

Meta

Raffaele Nencini Written by:

Be First to Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *