Every County’s Sun: Come suonano gli amici

 

Stefano Patrizio
Mogwai, Every County’s Sun, Temporary Residence Limited, 2017, 16,99€

 

Qualche tempo fa, chiacchierandone non mi ricordo per quale motivo, mio padre mi ha raccontato che comprò un disco di Fabrizio de André subito dopo la sua uscita e che fin dal primo ascolto questo disco gli era sembrato molto chiaro. Magari non il senso di tutto-tutto-tutto, ma il disco, nel suo senso generale d’insieme, era molto chiaro per lui e per quelli a lui attorno, per i suoi simili.

Mi ritorna in mente questa conversazione nel parlare di Every County’s Sun dei Mogwai perché io credo che accada la stessa cosa adesso, per questo lavoro.

Chiariamoci. Il nuovo disco della band di Glasgow è molto molto bello. Non è il loro migliore. E’ un disco dei Mogwai, in cui i Mogwai fanno i Mogwai. E’ un solidissimo disco maturo di un collettivo maturo.

Detto questo, i Mogwai sono una band che fa post-rock. Pur non essendone gli inventori, i Mogwai, del post-rock sono probabilmente gli esponenti di maggior successo, o comunque coloro che hanno mantenuto ad alti livelli, e per un tempo continuativo, una coesione stilistica del proprio lavoro, con grande puntualità, che di questo filone costituisce la definizione di campo. Sono una band di culto? Si, può darsi, si. Per una generazione sono una band di culto.

I Mogwai sono una band della mia generazione. Tutta appartenente alla generazione degli ora trentaqualcosenni. Sono NOSTRI. Magari piaceranno a quelli anche più vecchi e più giovani, vabbenissimo, ma sono nostra generazione. Hanno la nostra età. Suonavano per i propri, nostri, coetanei, a un pubblico composto da coetanei si sono rivolti e si rivolgono. Esprimono un epos. La loro musica, il loro stile di vita (fonti anonime riportano che si interessino di “musica, calcio e droghe. E basta”) afferisce a un epos generazionale. Una generazione che alcuni definiscono, in libri di prossima uscita, classe disagiata.

Ed è tanto consolatorio, tanto unitario, tanto quattro mura amiche, facce amichevoli e rassicuranti, questo ultimo loro disco, come tutti gli altri. E’ consolatorio nel senso etimologico del termine, dimostra che non si è da soli. Il disagio che esprimono, che si percepisce, che leniscono, è un disagio condiviso: loro con noi, noi con loro, noi con noi. Questo disco ha i suoni che una generazione ha sentito per tanto tempo e continua a sentire, ha le modalità, il mutismo, le progressioni, la retorica, l’immaginario di questa generazione dei trentaqualcosenni attuale.

E, per fortuna, è un disco bellissimo.

Articoli recenti

Commenti recenti

    Archivi

    Categorie

    Meta

    ilmondoniente Written by:

    Be First to Comment

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *