IL FILO ROSSO DELL’OCCULTISMO, DALLA RUSSIA AGLI STATI UNITI

CATERINA ORSENIGO

Gary Lachman, La stella nera. Magia e potere nell’era di Trump, Tlön Editore, 2019, pp. 316, € 19,00

 

 

Quando sento qualcuno accomunare Berlusconi e Trump rispetto all’arte di spararle più o meno grosse, penso sempre sia importante sottolineare una differenza sostanziale tra loro: Berlusconi diceva balle, ossia mentiva tacendo una o più scomode verità per dire utili falsità; per Trump al contrario non esiste più alcuna verità e alcuna falsità, ma carte da giocare, nascondere, mostrare, mescolare come un prestigiatore – a seconda degli effetti sulla “realtà”, che perde anche lei così ogni fondamento, che si vogliono produrre. C’è molto di irrazionale in questa epoca di “assalto alla realtà” e “post-verità” – quasi, forse, qualcosa di magico?

 

Alcuni mesi fa mi sono imbattuta in un libro molto interessante, presentato da Edoardo Camurri al BookPride di Milano. Si tratta de La stella nera. Magia e potere nell’era di Trump, un saggio dell’autore americano Gary Lachman, saggista e studioso di esoterismo e spiritualità (piccola chicca: prima di intraprendere questi studi fu bassista e fondatore, negli anni ’90, dei Blondie).

 

Senza scivolare in complottismi e ossessioni, senza cadere nella spirale del Pendolo di Foucaultper cui basta voler credere in qualcosa e si trovano in un baleno tutte le coincidenze e corrispondenze necessarie a farne un sistema, Lachman affronta in maniera approfondita e documentata i nessi col mondo dell’occulto che hanno attraversato una certa politica di destra nel corso del Novecento, da Hitler fino ad arrivare a Trump e Putin.

 

Per cominciare, nei discorsi e nell’immaginario di personaggi come Bannon, ex consigliere di Trump, e di Dugin (fondatore con Limonov del Partito Nazionale Bolscevico, e poi del Partito euroasiatico, oltre che membro della cerchia stretta di Putin) tornano spesso riferimenti al tradizionalismo di Guenon e Evola (che si basa sul disprezzo del progresso  e sull’idea di una rivelazione originaria da cui sarebbero scaturite poi le religioni, da cui un razzismo non biologicoma spirituale) che ai suoi tempi aveva cercato di influenzare prima Mussolini e poi Hitler.

 

Trump, a sua volta, è seguace del New Thought, corrente filosofica secondo cui la mente può influenzare direttamente la realtà, cui si rifà anche l’alt-right, movimento di estrema destra nato da gruppi di discussione su internet come 4chane poi legato al portale Breitbart News(diretto inizialmente proprio da Bannon).

Concetto in parte simile al New Thought è quello di Chaos Magick, secondo cui la realtà è una specie di «campo da gioco, una caotica finzione del monto presa temporaneamente per vera»(così concetti come post-verità prendono tutto un altro peso).

La Chaos Magick, che affonda le basi nel «Fai quello che vuoi, e sarà tutta la Legge»dell’occultista Aleister Crowley, «invece di attenersi a incantesimi, grimori, rituali, cerimonie, e simboli della magia tradizionale, predilige un approccio creativo ‘fai da te’ che favorisce l’immaginazione e l’iniziativa personale del mago, ovvero la sua abilità di improvvisare. (…), chi pratica la Chaos magick usa qualsiasi cosa sia a portata di mano. Oggi, per esempio, i meme che si propagano su internet».

Nel senso. Se un mago una volta avrebbe agito attraverso un’energia mentale, canalizzata per esempio nella ripetizione di una preghiera, o altrove di un mantra o di un simbolo, che contagiasse un piano astrale o etere psichico, o comunque lo si voglia chiamare, in modo da influenzarlo in una data direzione, oggi un gruppo di maghi può utilizzare un simbolo, magari un meme, come ad esempio Pepe the frog nei mesi precedenti alle elezioni del 2016 negli USA, per influenzare quell’«inconscio collettivo»virtuale o«immaginazione esteriorizzata»che è internet, al fine di influenzare la realtà, che è «malleabile, flessibile, relativa». Il concetto, anche se ora forse non lo chiameremmo magia, non è poi così diverso.

 

«La Chaos magick lavora provocando la sincronicità, creando volutamente eventi fortuiti significativi.

Se accettiamo la realtà della sincronicità, di eventi interiori ed esteriori che accadono in maniera sincronizzata senza nessi causali apparenti oltre una certa significatività, allora non c’è motivo di negare a priori che la Chaos Magick e il New Tought possano funzionare. (…) Se è così, allora l’idea che il cartone animato di una rana, adottato da un gruppo di estrema destra, sia riuscito a far diventare Presidente un seguace del pensiero positivo non è poi così assurda. E bisogna ammettere che è proprio quel genere di cosa che un mago del caos vorrebbe realizzare – utilizzando esattamente questi metodi».

 

Fu proprio il movimento dell’alt-right, con i suoi riferimenti all’occultismo e all’esoterismo di Evola, a promuovere Pepe the Frog, meme che, per tutta una serie di coincidenze, venne ricollegato a un’antica divinità egizia raffigurata con la testa di rana e protettrice, appunto, del caos.

 

Trump, comunque, non è l’obiettivo finale, quanto piuttosto una sorta di facilitatore, una forza del cambiamento che aiuterà a far crollare questo sistema marcio (che non piaceva a Evola, e non piace ora né all’alt-right né a Dugin né ai sostenitori rosso-bruni del suo Partito euroasiatico), in modo da far «calare l’oscurità primordiale che prepara l’alba di un nuovo giorno». Del resto, «secondo Dugin, Putin, Trump e gli altri leader politici oggi sulla scena “stanno semplicemente agendo in accordo con la logica della storia Russa e con le leggi della geopolitica”».

 

Lachman, senza voler ridurre la realtà contemporanea a quest’unica lettura, racconta connessioni e contraddizioni di questa “nuova” destra, che in parte condivide riferimenti e obiettivi, in parte è divisa alla radice dall’inimicizia di sempre tra gli atlantisti con il loro individualismo e gli euroasiatici difensori «della religione, dell’ordine e della tradizione»: «possiamo definirlo uno ‘scontro di civiltà’ di portata epica».

 

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