Il museo dei pesci morti: Per tutti e otto i racconti

Ferruccio Mazzanti

Charles D’Ambrosio, Il museo dei pesci morti, Minimum Fax 2014, pp. 246, € 9

Se siete appassionati di letteratura americana e in particolare di quella corrente minimalista che ha trovato in Carver il suo più importante maestro, allora troverete questi otto racconti di Charles D’Ambrosio, contenuti nella raccolta “Il museo dei pesci morti”, una splendida esperienza d’autore.
Charles D’Ambrosio possiede un pessimismo che potrebbe essere paragonato a quello di Cioran, nonostante questo riesce ad infondere un senso di umanità ai suoi racconti che lascia veramente di stucco. Se andiamo a guardare la struttura delle sue storie, ci accorgiamo subito che solo ad un primo sguardo il concetto di minimalismo è sensato. Innanzi tutto sono quasi sempre in cinque atti (che per un racconto di venti pagine non è una cosa affatto semplice e piuttosto barocca), in secondo luogo i primi due atti sembrano portare le vicende in una direzione e solo nel terzo atto le cose cambiano drasticamente. Il quarto atto le indirizzerà verso una sintesi che avverrà solo nel quinto atto, dove tutto quadrerà con una linearità e una profondità tali da lasciare il lettore in lacrime. Non c’è un solo racconto di questa raccolta che non mi abbia fatto piangere sul finale. È come se le storie si caricassero lentamente pagina dopo pagina per raggiungere un punto in cui le vicende non possono avere scampo. A ben guardare è qui che interviene il suo particolare minimalismo, dato che D’Ambrosio non ci svela mai come andranno a finire le vite dei suoi protagonisti, ma ormai ci pare inevitabile trarre (noi lettori) le dovuto consequenze. Ad esempio: nel racconto Su al nord si narrano le vite di una coppia sposata che va a trovare in una baita al nord i genitori della donna. Si scopre che la moglie è stata violentata da ragazza da un amico del padre, di cui lei non vuole fare il nome. Si scopre anche che il marito ha letto l’agenda e le lettere segrete della moglie. Che la moglie è frigida. Che per sconfiggere l’incapacità di raggiungere l’orgasmo tradisce il marito di continuo. Che il marito sa tutto, ma lo accetta, perché è innamorato perso di lei. O forse perché ha paura di perderla, perché ha paura che la sua frigidità sia una sua colpa maschile, non sa fare centro, perché si sente in colpa, perché è una persona debole. Si ascopre che alla baiata dove ci sono i genitori di lei ci sono anche gli amici del padre. Che gli uomini vanno a cacciare un tacchino. Che usano richiami e armi vietate dalla legge per la caccia. Che il marito non è neppure in grado di togliere la sicura al fucile e quindi manca il bersaglio. Che è un amico del padre a risolvere la situazione con un gesto deciso e virile che decapita il tacchino. Che per cena mangiano il tacchino catturato e che gli amici del padre litigano con le rispettive mogli. Che litigano per tradimenti solo immaginati dalle rispettive mogli. Che il marito decide allora di andare a dormire e che quando si sveglia sua moglie non è lì con lui a letto. Che uscendo fuori di casa, camminando nella neve, raggiungendo il bagno esterno, bussando, dopo che per molto tempo nessuno ha risposto, lei, la moglie, esce fuori in vestaglia. Che lui, dopo una breve discussione, la spinge giù nella neve e se ne va. Non si volta indietro mentre lei gli chiede aiuto. Fine del racconto. Lacrime. Per tutti e otto i racconti, lacrime.

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Charles D’Ambrosio

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