La stanza di Therese: settecento contemporaneo

Ferruccio Mazzanti

Francesco D’Isa, La stanza di Therese, Tunué 2017, pp. 118, € 12,00

Questo libro può essere letto seguendo più tracce, forse 7, ma sicuramente me ne sono persa qualcuna:

  1. Nel classico modo in cui si leggono i romanzi, cioè seguendo una storia, nel caso particolare la storia di Therese che decide di ritirarsi in una stanza d’albergo da sola. Da questa camera tenterà di ristabilire i contatti con la sorella inviandole alcune lettere. La sorella rispedirà le lettere dopo aver scritto ai margini alcuni brevi commenti che ci permetteranno di comprendere i differenti e contrapposti caratteri dei due personaggi.
  2. Come un romanzo di metafiction dove la sorella che scrive non sarebbe altri che lo scrittore, mentre la sorella che commenta il lettore e non solo lo scrittore Francesco D’Isa e il lettore (cioè io), ma ogni scrittore ed ogni lettore possibile. Si tratterebbe quindi di un romanzo epistolare dove le lettere sono indirizzate proprio a noi che stiamo leggendo, andando così a produrre una storia che ci racconta la cosa che stiamo facendo proprio mentre leggiamo, un guardare il guardare descritto tramite le riflessioni che lo scrittore dall’altra parte dello specchio compie e i commenti che il lettore dall’altra parte ancora dello stesso specchio riflette.
  3. Un libro di grafica: le lettere sono coordinate con immagini di vario genere che vanno a costituire a loro volta una storia attraverso le immagini. Questa storia, ineffabile, in realtà trasformerebbe il romanzo in uno strumento visivo più complesso e interattivo, senza dubbio ibrido. Voglio dire: potrebbe anche essere un catalogo di grafica, con rispettivo elenco delle fonti e delle opere originali in calce dopo i ringraziamenti e gli addii.
  4. Un breve e sintetico saggio sulla storia delle idee, in particolare filosofia antica, filosofia della matematica, filosofia della mente, esistenzialismo, teologia eccetera eccetera. Da questo punto di vista i concetti sono espressi in modo chiaro e accessibile, senza francesismi novecenteschi o essiccazioni viennesi, ma con il giusto equilibrio tra pensiero rigoroso e tensione narrativa
  5. Un’autobiografia filosofica: sarebbe interessante soffermarsi qualche minuto in più sulle relazioni che sussistono tra le varie analisi filosofiche e il carattere della protagonista, Therese. Cioè potremmo considerare le varie riflessioni come una sottotrama da cui trarre una storia nascosta dentro al libro, che non è la storia della filosofia, bensì l’autobiografia che Therese scrive alla sorella sfruttando un linguaggio indiretto che è quello delle relazioni che sussistono all’interno della storia della filosofia. In questo caso si tratterebbe di un romanzo di formazione accessibile solo a pochi eletti, cioè a coloro che conoscano a sufficienza la filosofia da essersene fatti un’idea talmente personale da risultare definitivimante oggettiva.
  6. Forse l’aspetto che per me è risultato più interessante: attraverso gli accenni e le tracce che il romanzo dissemina un po’ ovunque, il racconto che non è stato scritto dentro a questo romanzo e che in qualche modo viene evocato dentro ad ognuno di noi e quindi è nostro personale, non appartiene in nessuna misura, che lo voglia o no, a Francesco D’Isa.
  7. L’ultima possibilità (che è anche la prima dal momento che l’esperienza del libro è a suo modo sinestetica) è 1,2,3,4,5,6 e anche 7 tutti messi insieme, cioè l’insieme di tutti i piani di lettura che abbiamo trovato, pure il piano di lettura stesso che si identifica come l’insieme di tutti i piani di lettura possibili.

Conclusioni: la sua struttura epistolare solipsistica quasi settecentesca innesca una tensione metafisica che a tratti spiazza il lettore e lo depista fino al momento in cui il lettore stesso non si rende conto di trovarsi di fronte ad un’opera fortemente contemporanea. Buttateci un’occhio!

Therese

 

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