L’impero del sogno

Ferruccio Mazzanti

Vanni Santoni, L’impero del sogno, Mondadori, pp. 274, € 18,00

Una delle cose che adoro di più è quando riesco – tra un impegno e l’altro – a leggere qualche libro insieme alla mia ragazza, ma la vita rende questo piacere una vera e propria impresa. Di solito le propongo qualche titolo tra i tanti accatastati nella mia libreria e lei mi dice di sì o di no a seconda del suo imperscrutabile e cangiante umore. Ho provato a leggere tutto e di più con lei (e qualche volta ci sono anche riuscito), ma speso finiva che, assorbita com’è dal lavoro, mi ritrovavo da solo a concludere quei magnifici volumi cartacei e a rimproverarla per tutta la bellezza che si era persa.
Quando però una sera sono tornato a casa con L’impero del sogno, lei lo ha preso in mano e mi ha chiesto se potevamo leggerlo insieme (senza che fossi io a proporglielo), ad alta voce, con un decotto di ginseg, un plaid, una lucina accesa per non diventare ciechi. Mi sembrava un sogno e invece era un incubo: non se ne è più staccata.
Rideva di continuo e non voleva smettere di leggere a voce alta neanche quando a notte fonda io la imploravo di lasciarmi dormire. Si infuriava se mi sentiva respirare in modo profondo. Ti prego, lasciami dormire, ho lavorato tutto il giorno, sono stanco distrutto morto, continuiamo domani te lo giuro, domani. Niente da fare. E pensare che io volevo solo entrare dolcemente nella fase rem per sognare tutti i mondi possibili della mia fantasiosa realtà parallela proprio come il protagonista del libro e invece lei continuava a risvegliarmi e mi diceva senti questa, nooooo, ma adesso che cosa succederà, sì, va beh, qua esagera, ah ah ah, mi fa morir dal ridere quando esagera. Sembrava letteralmente indisposta al sonno.
Chiaramente non lo abbiamo letto in una notte, per cui questa sua insonnia letteraria contrapposta alla mia narcolessia è durata per un po’ di tempo, circa una settimana e quel che posso dire di questo libro, quello che ho capito nel dormiveglia, mentre lei furiosamente leggeva e si indignava nei miei confronti, è che quando la tua ragazza si innamora di un libro, allora quel libro è un tuo rivale e tu devi stringere gli occhi geloso mentre lo guardi da onirica distanza.

 

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