Macerie prime: il fumetto (cartonato) in libreria

Raffaele Nencini

 

Zerocalcare, Macerie prime, Bao Publishing, pp. 192, 2017, pp. 192, € 17,00

 

Non penso che questa prima parte di Macerie prime sia memorabile; non lo è la composizione delle tavole, né lo sono i meccanismi narrativi, o l’immaginario evocato, che sembra ricalcare quanto Zerocalcare ci aveva già fatto vedere prima sul blog e poi negli altri libri editi da Bao. Eppure quell’armamentario dovrebbe essere il punto di forza dell’autore e infatti è messo all’opera nel libro: le ansie e le ossessioni della nostra generazione disastrata, una generazione cui probabilmente resta ben poco, se non lo sguardo di chi contempla in silenzio proprio quelle macerie cui la storia sembra averlo condannato. Ma qualcosa non funziona: i ricordi di Genova, l’infanzia a cavallo tra gli ottanta e i novanta, i Cavalieri dello Zodiaco, Ken Shiro, le merendine, il sistema di caste della scuola media, l’educazione sentimentale avvenuta nei centri sociali, la street credibility sono tutti elementi che dovrebbero parlare al nostro cuoricino malato e ribadire che non siamo soli; tuttavia, il meccanismo non si innesca alla perfezione e il tono del libro rischia di sfumare verso una strana sorta di deja vu in definitiva un pochino autoindulgente, in cui l’ossessione per il tempo che passa e il senso di colpa sembrano dei puntelli messi lì a reggere l’intera narrazione.

L’impressione è che questo volume potesse funzionare meglio, ma che all’autore sia mancato del tempo, l’editor non abbia potuto lavorare con la necessaria pazienza e l’editore abbia pensato soltanto alle copie da tirare. Si tratta ovviamente di una supposizione, ma è difficile pensare il contrario: stiamo vivendo la bolla delle graphic novel in libreria e Zerocalcare è la gallina dalle uova d’oro che vende centinaia di migliaia di copie, che deve uscire con un libro l’anno e su cui si regge il bilancio di un’intera casa editrice. Chissà quanto durerà ancora questo filone dei fumetti da due/trecento pagine con la copertina cartonata, venduti in libreria a più di 20 €. Quando ero giovane praticamente non si trovavano fumetti in Feltrinelli: al limite ci si imbatteva in Pazienza, Manara, Spiegelmann, Moebius o Giardino. Poi a metà anni duemila l’industria editoriale sembra aver fiutato una nicchia di mercato su cui realizzare profitto e il canale libreria è stato invaso da centinaia di nuovi fumetti ogni anno, quasi sempre cartonati, quasi sempre sopra i 20 €. Come sempre, il vero profitto lo realizzano le Messaggerie e i veri costi li paghiamo noi, con una messe sterminata di titoli dimenticabili e qualche rara perla.

A proposito, pare che entro l’anno Vittorio Giardino si degni di pubblicare il volume conclusivo di Jonas Fink.

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