Poor People, io amo Vollmann, William Vollmann

William T. Vollmann, Poor People, Harper Collins, 2007, pp 449, $ 16,99

Al mondo esistono pochissimi scrittori come Vollmann. La particolarità di Vollmann consiste nell’essere un vero e proprio Kamikaze della letteratura al servizio della salvezza del mondo. Per molti anche solo l’idea di pensare “salvare il mondo” rappresenta un gesto idealistico e adolescenziale. Guardiamo a questi fenomeni esistenziali con un cinismo eccessivamente adulto. Vollmann, invece, osserva le cose che nessuno ha il coraggio di osservare, descrivendole poi nei suoi libri per come esse sono, senza nessuna retorica stucchevole o narcisistica. È come se Vollmann volesse salvare il mondo riportando fatti, non interpretazioni. È come se Vollmann fosse morto già da tanto tempo e le sue emozioni si fossero trasformate nella parte maledetta che non possiamo accettare di noi stessi. Vollmann svela costantemente il lato nascosto dell’umanità, col fine di salvare chiunque, ma soprattutto i rinnegati, i dimenticati, i decaduti. Si potrebbe pensare che ogni buon giornalista abbia questo proposito, ma Vollmann non è un giornalista, Vollmann è uno scrittore particolarmente talentuoso. Sì ha, dunque, nei suoi romanzi, in qualsiasi suo romanzo, una fiction caratterizzata dal suo essere eccessivamente vera per eccesso di emotività. Vollmann è eccessivo perché non ha niente da perdere. Vollmann è un artista performativo, non un semplice scrittore. Vollmann è un genio dal cuore morto e buono. La sua magia nella scrittura consiste nell’essere capace di raccontare qualche volta con una sensibilità senza pari, altre volte in modo provocatorio, altre ancora in modo iper razionale qualsiasi cosa decida di raccontare.
Ovviamente ho cominciato a leggere Vollmann circa dieci anni fa e se, quando l’anno volge al termine e sono in vena di tirare le somme, voglio considerare i 365 giorni appena trascorsi come positivi dal punto di vista del nutrimento spirituale che ho assunto, allora devo mettere in conto di aver letto almeno un suo libro. Fortunatamente Vollmann è uno scrittore incredibilmente prolifico, così tanto prolifico che non tutti i suoi libri sono stati tradotti in italiano. Così quest’anno mi sono dedicato a Poor People.
Di cosa parla Poor People? Vollmann esplora in questo libro la dimensione fisica, psicologica ed emotiva della povertà. Vollmann (quanto mi piace ripetere il suo nome), dicevo Vollmann ha viaggiato tantissimo. Nei suoi lunghi viaggi Vollmann si è banalmente soffermato un attimo – cosa che nessuno di noi fa mai – presso le persone più povere che abbia incontrato per fargli alcune semplici domande:
1) Che cos’è la povertà?
2) Perché sei povero?
3) Perché gli altri sono ricchi?
(4) a volte ci sono delle variazioni o aggiunte a seconda della persona che si trova davanti).

Ne è uscita così un’intervista multipla, toccante, polifonica, straziante, triste, vera, qualcosa che leggendolo vi cambia in meglio per eccesso di presa di coscienza. È ovvio che tutti sappiamo che esiste la povertà, ma Vollmann ha fatto parlare i poveri mostrando la loro reale invisibilità, la differenza tra condizione femminile e condizione maschile, l’alcolismo, la demenza, la prostituzione, l’infanzia perduta, il ricatto che la società impone (qualsiasi società impone) per obbligarli a lavori umilianti, queste anime spezzate che vanno avanti per inerzia, stancamente incapaci di combattere contro le malattie, privi di speranze e prospettive.
La nostra cultura occidentale è troppo abituata all’intrattenimento per accettare Vollmann. Non è che Vollmann non sia un incredibile intrattenitore, scrive da Dio, ma mette il suo talento al servizio dell’umanità. Finalmente un grande scrittore che vuole salvare il mondo. Per esempio, in Poor People ad un certo punto va in Kazakistan perché vuole vedere come vivono i Kazaki nel paesino accanto al più grande centro di estrazione e raffinamento petrolchimico oltre che gasdotto dell’intera Asia, un posto tenuto fuori da ogni cartina, mappa o considerazione giornalistica, con le guardie a vigilare sull’entrata e controlli sull’inquinamento prodotto visibilmente ridicoli, tanto da modificare la tonalità del colore della luce sia all’alba che al tramonto. Nessuno che sia disposto ad accompagnare Vollmann in questo luogo dimenticato da Dio, perché tutti hanno paura. Paura di cosa? Delle ritorsioni dell’industria petrolifera e della chimica che aleggia nell’aria. Vollmann riesce comunque ad arrivare nel posto e quando domanda alle persone che vivono lì, tutte persone consapevoli di essere condannate a morire di atroci malattie, non perché qualcuno glielo abbia spiegato, ma perché stanno effettivamente morendo, vedono i loro figli e i loro parenti morire di continuo, ecco e Vollmann gli domanda: ma perché non ve ne andate? Loro rispondono: perché non abbiamo i soldi. Perché non vendete la vostra casa? Perché nessuno ce la compra.
Io credo che questo libro sia la più bella risposta ai tanti discorsi che giornalmente facciamo sulle ingiustizie e sulle disugaglianze prodotte dalla nostra contemporaneità, perché di fatto, pur essendo un libro, non è un discorso, ma un’azione. Io amo Vollmann. Se potessi rinascere, vorrei rinascere Vollmann. Io sono geloso di qualsiasi libro di Vollmann. Spero che non muoia mai. Non leggete Vollmann, perché Vollmann è solo mio.

Articoli recenti

Commenti recenti

Archivi

Categorie

Meta

Ferruccio Mazzanti Written by:

Be First to Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *