Turchia folle e malinconica

FERRUCCIO MAZZANTI

Ece Temelkuran, Turchia folle e malinconica, Spider and Fish, pp. 258, € 18,00

Ece Temelkuran in Italia non è molto conosciuta, ma senza dubbio rappresenta a livello internazionale una delle voci più autorevoli della Turchia, per questo dobbiamo ringraziare Spider and fish per averci dato l’opportunità di leggerla anche qua in Italia.

La Temelkuran ha lavorato presso importanti testate giornalistiche turche fino al 2012, in particolare al Haberturk, quando, dopo aver scritto vari articoli fortemente critici nei confronti del governo, venne licenziata. Da quel momento ha iniziato le sue collaborazioni col The Guardian e con Le Monde Diplomatique, tanto per citarne un paio.
Nel suo libro, Turchia folle e malinconica, decostruisce la storia recente della Turchia (da Ataturk ai giorni nostri) con dovizia di particolari e fatti e caratteristiche culturali dei suoi connazionali, affrontando il tema con una passione tale che a volte travalica la mera descrizione, diventando quasi un pamphlet disperato atto ad invocare la nostra indignazione di fronte agli eventi che erano, sono e saranno al centro del dibattito politico turco.
Diviso in tre capitoli (Ieri, Oggi, Domani), la Temelkuran, con sensibilità, si lascia andare talvolta anche a ricordi personali della propria vita privata per infondere più efficacia alla descrizione generale. Così facendo il suo libro diviene anche in una certa misura il racconto della sua personale e dolorosa esperienza di fronte al progressivo e inarrestabile processo di fascistizzazione degli organismi statali di Ankara.
Dalla condizione femminile ambigua e folle, dall’immigrazione in Germania e le difficoltà dell’integrazione, dall’impossibilità oggi giorno dell’esistenza di una classe di intellettuali capace di comprendere concretamente e non in modo astrato la realtà dove ci troviamo, dalla generale decadenza della cultura e delle capacità critiche dei singoli, attanagliati dalla paura e dal conformismo, passando attraverso la rimossa questione curda, senza dimenticarsi del disinteresse mediatico che purtroppo l’Europa palesa nei confronti del Medio Oriente in generale e in questo caso della Turchia in particolare (ovviamente sempre e comunque per interessi economici e politici), la Temelkuran ci guida in un tumulto di emozioni che trovano la loro acme nel fondatore del Partito della giustizia e dello sviluppo, ex sindaco di Istambul e attuale Primo Ministro, Erdogan. Il ritratto che ne dà a tratti sembra ricordare quello che Aleksandr Isaevič Solženicyn fece di Stalin in uno dei suoi capolavori, Il primo cerchio. La qual cosa ci spinge a fare due considerazioni: 1) la cultura come mezzo di comunicazione di esperienze politiche di vario genere sembra proprio non funzionare sul lungo periodo; e 2) il libro della Temelkuran sembra più una supplica rivolta a noi europei, non tanto nel tentativo di commuoverci e aiutarli (cosa di cui non saremmo neppure capaci), quanto piuttosto nel considerare la Turchia come il modello negativo che non dovremmo seguire per tener fede ai valori che nell’arco dei secoli hanno fondato quello che in modo difettoso, astratto e folle potremmo chiamare spirito d’umanità. Ascoltiamola, per una volta ascoltiamola e preserviamo quei fondamenti filosofici europei che la storia ha decretato essere stati la più bella, incredibile, non proprio lineare, ma per sempre indimenticabile rivoluzione dei rapporti tra individui.

Articoli recenti

Commenti recenti

Archivi

Categorie

Meta

Ferruccio Mazzanti Written by:

Be First to Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *