Voci da Uber

FERRUCCIO MAZZANTI

Voci da Uber, Maria Anna Mariani, Mucchi Editore, 2019, pp 161, 15,00 Euro

Il Mondo o niente è sempre stato interessato a quei prodotti editoriali non mainstream, capaci di descrivere il mondo da un punto di vista non omologato, anche se talvolta la qualità di alcuni libri lascia piuttosto a desiderare. Quando poi sono gli accademici a tentare la via del romanzo o del racconto, ci troviamo di fronte a prodotti che voglioni dire troppo senza lasciare al lettore lo spazio di una lacuna dove sostare per far lavorare la propria immaginazione. Non è il caso di Voci da Uber, piccolo e piacevole libro scritto da Maria Anna Mariani, professoressa di letteratura italiana alla University of Chicago. Il libro è costruito attraverso la descrizione costellata da riflessioni dell’esperienza di Mariani sulle vetture di Uber. Ne viene fuori prima di tutto un affresco multiculturale che difficilmente in un paese come l’Italia può essere realizzato con così tanta sobrietà. La prosa, infatti, fluisce piacevolmente da un racconto all’altro, senza alcuna stucchevole retorica, di modo che l’automobile di Uber si trasforma in una piccola finestra che si apre sulla vita di singoli individui, per lo più immigrati o persone in difficoltà o studenti che si pagano la retta o anche semplicemente autisti in fuga da una famiglia opprimente, così che la dimensione cosmopolita tipicamente statunitense diventa un viaggio non privo di tristezza in un territorio che l’Italia desidera pigramente e altrettanto pigramente scimmiottare. Mariani riesce pure nell’intento di proporre alcune speculazioni più filosofiche o esistenziali, nonostante il registro rimanga sempre accessibile, andando a suscitare nel lettore l’idea che da quel libro, nonostante la mancanza di una trama definita, si possa dedurre uno Zeitgeist narrativamente coerente, costruito attraverso un mosaico di impressioni e brevi ritratti. Inoltre la riflessione che suscita dall’analisi letteraria di Uber, ci spinge a considerare questa nostra epoca da una parte molto più isolata rispetto alle generazioni precedenti, dall’altra capace proprio di superare quel muro di silenzio che la tecnologia impone sempre di più tra gli individui. Basterebbe, come fa la Mariani, soffermarsi a osservare per un attimo le persone che sono intorno a noi per scoprire che quell’isolamente è causato più dalla nostra pigrizia, più che dalla tecnologia che usiamo.

Un altro indiscutibile vantaggio di questo libro è che la lunghezza dei vari capitoli risulta accessibile anche per una lettura frammentaria. Lo potrete leggere mentre fate la fila alle poste oppure mentre siete al bagno o in treno quando vi prendete una pausa dall’origliare i vicini di posto, senza per questo che il lettore perda il filo del discorso.

 

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