Complex tv, sulle serie tv complesse

Jason Mittell, Complex tv, teoria e tecnica dello storytelling delle serie tv, Minimum Fax 2017, pp. 581, € 18,00

Per chi fosse interessato a scoprire come vengano costruite le serie tv, non solo per quanto riguarda lo storytelling, ma anche in relazione al significato di autorialità, o quanto peso un attore abbia nella creazione di un personaggio con cui dovrà convivere per anni (o almeno fino alla morte della serie), o il variegato mondo di fan con la loro psicologia e i loro “luoghi” di discussione, ovviamente senza dimenticarsi dei processi produttivi, economici, di marketing e di transmedialità, allora potrebbe dare un’occhiata a Complex Tv.
Si tratta di un ottimo libro per approcciarsi ad una comprensione del fenomeno seriale con un punto di vista critico e tecnico, capace di derimere discussioni luddiste o eccessivamente positiviste sullo statuto estetico e in una certa misura ontologico delle Serie Tv, oltre, ovviamente (e da qui nasce il mio interesse personale), per capire in modo più preciso come mai creino così forti dipendenze nonostante spesso la qualità sia oggetto di discussione.
Jeson Mittell insegna Film and Media Culture nel New England, per cui il libro soffre di un approccio vagamente accademico ribilanciato però dal coinvolgimento emotivo tipico di un nerd malinconico mentre ripensa a Star Trek. Il libro, quindi, si presenta come uno studio rigoroso e innamorato che cerca di sviscerare il funzionamento delle serie in ogni suo aspetto e in ogni suo momento. Il progetto è pretenzioso e talvolta lacunoso (un’analisi più esaustiva e tecnica su come vengano costruite le trame sarebbe stata enormemente apprezzata), ma di certo nelle sue 581 pagine riuscirà a regalarvi un approfondimento su un mondo dell’intrattenimento di cui tutti bene o male parlano, anche quando negano il valore estetico delle serie tv tout court.
Per chi invece si propone come paladino difensore di questo genere televisivo, alcuni spunti aiuteranno a rimodulare il proprio incontenibile entusiasmo nei confronti di questo genere grazie ad un apparato storico, tecnico ed economico in grado di sviscerare i lati più oscuri e approssimativi delle serie tv.
Senza dubbio l’apporto più significativo in termini critici di questo libro risulta essere la categoria che Jeson Mittel propone per liberarci una volta per tutte da quel concetto cattocomunista che è la “televisione di qualità”, caratterizzata da una querelle soggettivista. Tale nuova categoria sarebbe appunto “televisione complessa”, ovvero tutti quei prodotti che fanno un uso evoluto dei meccanismi narrativi, obbligando lo spettatore a porsi la domanda: “ma come funziona questo testo?” Sarebbe proprio l’atto ermeneutico compiuto dallo spettatore a produrre la dipendenza a cui tutti, se attuiamo una fruizione attenta al testo, diveniamo tossici. Le serie complesse (non tutte le serie sono complesse) ci sfidano continuamente a dedurre il senso del cronotopo che di volta in volta ci viene presentato, quindi la dipendenza non scaturisce tanto dal cosa ci viene raccontato, ma dal come. La complessità delle serie tv è quindi sempre e solo formale, anche a discapito di un contenuto (che ad esempio il cinema d’autore preserva). Quindi la parte più interessante di questo libro è l’enucleazione degli effetti speciali narrativi, ovvero quei momenti della narrazione che ci spingono a domandarci come gli sceneggiatori abbiano fatto a scrivere un colpo di scena così perfettamente congeniato, nonostante che la serie talvolta faccia proprio schifo.

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Ferruccio Mazzanti Written by:

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