I 10 LIBRI CHE ABBIAMO TENUTO IN BAGNO QUEST’ANNO

Anche quest’anno vi proponiamo una lista dei dieci migliori libri da tenere in bagno.

Davi Kopenawa e Bruce Albert, La caduta del cielo. Parole di uno sciamano yanomami, Nottetempo, 2018, pp. 1088, € 35,00.

Tra i migliori libri del 2018, o quanto meno più importanti, non si può non nominare la Caduta del cielo. Già il titolo, se ci si ferma un istante a considerarlo, evoca un’immagine potentissima, archetipica, sconvolgente. La Caduta del cielo è la biografia di Davi Kopenawa, sciamano yanomami e portavoce dell’Amazonia brasiliana di fronte agli interessi bianchi del mercato: è la risposta della cultura indigena della foresta pluviale alla mano devastatrice dell’occidente – una cultura in grado di vedere comprendere e rispondere al disastro ambientale in atto, di mostrarci la caduta del cielo.

Fabio Genovesi, Il mare dove non si tocca, Mondadori, 2017, pp. 324, € 19,00.

«Da poco avevo scoperto che il mio babbo non era davvero Little Tony: si somigliavano come due gemelli, però uno cantava e l’altro aggiustava i bagni, senza darsi noia tra loro». Forse sta in questa frase l’essenza di Il mare dove non si tocca di Fabio Genovesi, in questa sottile e ironica delusione, in questa sensazione di incompiuto e di grandi speranze che si respira al mare, in certi posti, dove i villeggianti si alternano e i paesani restano, sempre lì, a conoscere le storie, a fare i presepi e ad aspettare il Natale. Dei grandi eventi arriva l’eco. Arrivano invece chiare e forti le piccole e immense scoperte individuali, di formazione, di agnizione e di crescita, come quando impari l’ingiustizia (e la lotta di classe) grazie a un bagnino che, dovendo scegliere a chi rompere un braccio, non lo rompe al bimbetto dell’industriale, ma a te, figlio dell’aggiusta bagni e bocciolo di una famiglia meravigliosamente squinternata. E tu impari a nuotare.

Fredrik Sjöberg, L’arte di collezionare mosche, Iperborea, 2015, pp. 218, € 16,00.

Nessuna persona sensata si interessa alle mosche. Da questo presupposto Fredrik Sjöberg inizia un percorso di conferma pratica dell’inutilità della catalogazione scientifica delle mosche, che in realtà si trasforma lentamente e progressivamente in un poetico omaggio alla lentezza, costruito tramite la descrizione delle vite di personaggi al culmine del romanticismo, i quali hanno vagato sulla terra con in mano un retino e l’appassionata e quasi ottusa pazienza per catturare le mosche. Un libro delicato e profondo come solo uno svedese è capace di essere, che cresce pagina dopo pagina fino a diventare un apoteosi della non azione.

Gustave Flaubert, Bouvard e Pécuchet, Quodlibet, 2018, pp. 382, € 15,00.

Quodlibet ha ripubblicato, con una postfazione di Ermanno Cavazzoni, il grande romanzo incompiuto di Flaubert: Bouvard e Pécuchet, l’apologo sulla stupidità umana, o meglio sull’idiozia della civiltà borghese. Capolavoro attraversato una spietata amara ironia, aveva attratto l’attenzione (tra gli altri) di Edward Said che nella acritica reiterazione di idées reçues perpretrata dai due protagonisti vedeva un paradigma del moderno orientalismo (ovvero dell’immagine europea dell’Oriente). Lo consigliamo appassionatamente a coloro che amano le buone letture, sia perché trattasi di testo notevolissimo sia perché proprio chi ama le buone letture si espone al rischio idées reçues.

Kazuo Kamimura, Una Gru infreddolita. Storia di una Geisha, 2016, J-Pop, € 14,00.

Difficilmente si può trovare un manga con la capacità di mischiare il profondamente triste e il profondamente felice in una vignetta singola, figuriamoci poi in tutte le strisce, figuriamoci poi in tutto il volume. Seguire l’infanzia di questa minuta Gru infreddolita è al contempo straziante e un momento di grande gioia. Le sue piccole avventure descritte con un approccio che ricorda il posizionamento della cinepresa nei capolavori cinematografici di Ozu ci riportano su un piano perfettamente quotidiano, quasi del tutto esclusivamente terreno e da quella bassezza Kamimura fa fiorire una poeticità indimenticabile.

Maestro Severino. Quello che ci ha insegnato Cesari, a cura di Giacomo Papi, Belleville, 2018, pp. 336, € 19,00.

Questo libro parrà forse un intruso nel nostro bilancio di dieci titoli da consigliare tra le letture del 2018. Si tratta, in fondo, di una pubblicazione d’occasione, un’opera di scarsa importanza. Se tuttavia si pensa, come una volta scrisse Eugenio Garin, che non si possa fare «storia della cultura senza fare storia dell’editoria», si comprenderà allora tutto il valore che il volume ha assunto ai nostri occhi. Severino Cesari, inventore delle pagine culturali del manifesto e fondatore insieme a Paolo Repetti di Einaudi Stile Libero, è probabilmente stato l’editor più importante degli ultimi vent’anni di lettaratura italiana. Dal libro traspare non soltanto il lavoro condotto da Cesari su molti dei principali romanzi italiani del tempo presente, ma anche e soprattutto un’idea nitida di cosa debba essere il lavoro editoriale in un’epoca in cui sono cadute le distinzioni tra cultura alta e cultura bassa, tra pop e accademia: un lavoro da condurre Con molta cura. Che poi è il titolo del suo ultimo libro.

Clément Chéroux, L’errore fotografico. Una breve storia, 2009, Einaudi, pp. 145, € 22,00.

Questo piccolo saggio di estetica della fotografia è un piccolo capolavoro di teoria dell’arte. Chéroux ripercorre la storia degli errori, dall’inquadratura all’esposizione agli incidenti di percorso fino alla goffa tecnica dei neofiti, per mostrare come tutti questi elementi siano stati integrati e riutilizzati dall’avanguardia artistica, dalla pubblicità e dalla moda per produrre immagini capaci di determinare un senso ben oltre la mera e scolastica immagine che nascerebbe da una pedissequa esecuzione da manuale di un professionista della fotografia. Questo elogio dell’errore si trasforma quindi non in una provocazione, ma in una categoria estetica. La cosa che più impressiona di Chéroux è il suo tono serissimo che però fa scaturire una risata profonda e vera: si tratta di un intellettualismo comico che tanto manca qua in Italia, ovvero di una risata non fine a se stessa che produce cultura.

Ishai Sarid, Il terzo tempio, Giuntina, 2018, pp. 248, € 17,00.

Il terzo tempio, dell’autore israeliano Ishai Sarid, racconta il confine labile tra la sensazione forse condivisa di frammentazione, disorientamento, mancanza di certezze e di qualcosa in cui credere e l’esplodere del fanatismo religioso o (e) politico che scaturisce da quel cieco bisogno di leggi, narrazioni, limiti e credenze. Lo fa immaginando l’ascesa e la rovina di un fanatico israeliano che, convinto di essere guidato dalla voce divina, approfitta della debolezza delle città più aperte e progressiste d’Israele per dar vita a un nuovo regno giudaico, autoproclamandosi re e sommo sacerdote, riconducendo il suo popolo al culto antico del Tempio, tornando a versare sull’altare il sangue dei sacrifici e a osservare alla lettera la parola di Dio. Un romanzo coinvolgente, di grande intelligenza – e addirittura scritto molto bene.

Mark O’Connell, Essere una macchina, Adelphi, 2018, pp. 260, € 19,00.

Finalmente qualcuno che abbia il coraggio di dire come stanno le cose nel rapporto tra macchina e organico. O’Connell realizza una specie di reportage sul transumanesimo, ovvero quella corrente filosofica (per così dire) che sogna di trasferire l’anima umana dentro a dei computer, seguendo diversi step di robotizzazione. Ne esce fuori il ritratto di una sorta di religione cybernetica non molto dissimile da una concezione religiosa classica, ma che in realtà si dimostra una realistica immagine del mondo contemporaneo, con tante ombre e quasi nessuna luce.

Jason Lutes, Berlin. Vol 3. La città della luce, Coconino Press, 2018, pp. 176, € 17,00.

Quest’anno è uscito il terzo e ultimo volume di Berlin, la corposa graphic novel di cui ci innamorammo fin dalla sua prima tavola apparsa in Italia diversi anni fa per Coconino Press. Si conclude in questo episodio il cupo affresco sulla fine dell’esperienza di Weimar e la contestuale ascesa del nazismo. Regge l’impianto del romanzo storico, in cui si intrecciano le vicende dei singoli personaggi e la grande narrazione della storia d’Europa, avviata inesorabilmente verso la catastrofe. Esemplare è la coerente costruzione psicologica dei vari personaggi: pur nelle diversità che li contraddistinguono, protagonisti e comprimari sembrano ormai nutrire sempre meno speranze nei confronti della lotta politica o culturale e cercano una via di fuga che ormai pare tanto più velleitaria quanto più è individuale. Notevolissima, come del resto ne i due precedenti volumi, la composizione delle tavole.

 

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