I FRATELLI MICHELANGELO, OVVERO SANTONI COME SPIA

FERRUCCIO MAZZANTI

Vanni Santoni, I fratelli Michelangelo, Mondadori, 2019, pp. 607, € 20,00

Tutte le volte che leggo un romanzo di Vanni Santoni c’è una qualche persona vicina a me che viene coinvolta dal suo libro in un modo tale da crearmi qualche problema. Ho conosciuto da poco, pochissimo, una persona con cui è estremamente piacevole chiacchierare la sera mentre la calura estiva scema tra una birra e l’altra. Questa persona in un modo del tutto imprevisto sospetta che Vanni Santoni abbia spiato a partire dal 2012 la sua vita e quella della sua intera famiglia. Ovviamente ci sono delle differenze, soprattutto nei luoghi e nelle attività dei vari protagonisti, ma le dinamiche e i tipi di rapporto sono esattamente quelli.

Questa persona, che è molto riservata, è assolutamente preoccupata per come sia stato possibile che la sua privacy sia stata violata in un modo così evidente ed è per questo che, in quel suo tipico modo riservato, ha avanzato alcune proteste verso il Santoni. Forse, scrivendo questa specie di recensione, sto a mia volta violando la sua privacy.

Comunque sia questa strana, inquietante circostanza mi ha fatto riflettere sul tipo di realismo che Santoni mette in atto ne fratelli Michelangelo, un realismo che può essere confuso con la propria vita, immagino più o meno da chiunque. A quanto pare si tratta di un vero e proprio affresco generazionale, dove l’elemento del romanzo borghese familiare (ecco un ribaltamento dell’evidenza) fa quasi più da cornice che da vero e proprio contenuto. Santoni parla di e a quella stirpe di sradicati sognatori nati tra gli anni settanta e gli anni ottanta, che poi non differiscono in modo significativo da quelli nati negli anni novanta, che una volta arrivati al momento di ingresso nel mondo del lavoro hanno dovuto reinventarsi, talvolta con strani magheggi extraeuropei, altre volte iniziando una carriera artistica in un mondo respingente, un’intera galassia di rifiuti, o altre volte attraverso la fuga sapienziale, il tutto sotto una pressione sociale e un gap generazionale coi propri genitori che quasi quasi I fratelli Michelangelo diventa un vero e proprio specchio della situazione contemporanea in Italia. La struttura d’altro canto giustifica la mia interpretazione: abbiamo una cornice narrata al presente dove i vari figli vengono convocati da questo padre di successo ma dal comportamento discutibile nei confronti della famiglia e più in particolare della propria prole. Da questa cornice dipartono i quattro romanzi di formazione, ognuno scritto riferendosi a un genere differente, dal romanzo artistico a quello picaresco, dove vengono esposte quattro esistenze capaci di funzionare come paradigmi delle vite dei nostri tempi. Ne nasce un pasticcio stilistico molto ben calibrato e che non richiama tanto Gadda, quanto piuttosto il Roberto Bolañodi 2666. La narrazione progredisce verso la figura paterna con una minuziosa attenzione alla naturalezza del linguaggio, sempre impreziosito con una ricerca molto colta di lemmi rari capaci di rimandare a un universo letterario che si pone oltre lo stesso Santoni.

Sarà quindi l’uso congiunto di un certo lessico a la capacità di Santoni di essere una spia inquietante che osserva le nostre vite a rendere I fratelli Michelangelo uno splendido esempio di realismo contemporaneo.

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