La guida di Giuda

Alessandro Gianetti, La guida di Giuda, i 76 bar più temibili di Madrid, Miraggi Edizioni, pp. 91, € 11,90

La società ha sempre posto dei limiti all’individuo, che essi vengano considerati come un bene o come un male è una considerazione di scarso interesse di fronte al semplice dato di fatto che questi limiti hanno sempre determinato delle reazioni. Uno dei limiti più esosi che la società ci impone è quello sul tempo: il lavoro rappresenta sia una redenzione che una prigionia. Non sarà di certo un’analisi molto originale affermare che se non lavori non hai i soldi necessari per fare tutte quelle cose gratificanti che la società ti concede come premio, inclusa una certa forma di libertà, e altrettano poco originale sarà affaermare che se lavori arriverai ad un certo punto alla consapevolezza che il tuo tempo per fare quelle cose gratificanti che ti vengono concesse è stato drammaticamente eroso.
Se dunque foste tra i tanti che si domandano come mai l’alcool sia stato culturalmente accettato, mentre le altre droghe no, potreste tentare come risposta proprio il bisogno reattivo all’ambivalenza che il lavoro produce nella nostra psiche. L’alcool, il cui effetto può essere controllato facilmente, ma che può anche garantire un senso di esaltazione e benessere sempre in bilico sul magnifico e nero oblio, diventando quindi incontrollabile, sarebbe la droga storicamente deputata (quindi stiamo analizzando solo le sostanze millenarie o secolari) a restituire in modo univoco la coscienza insita dentro ognuno di noi di essere sovrani o diseredati (che poi è la stessa cosa).
Esistono solo due classi sociali che si pongono al di fuori della legge e sono i re e i senza casa. Chiaramente il rapporto di forza tra le due categorie rende il loro porsi fuori dalla legge assai differente, tuttavia persiste una certa similitudine che è la tendenza all’anarchia: solo il più alto culmine del potere o la totale assenza di potere rendono l’uomo libero. Per chi sta in mezzo c’è l’alcool come mezzo parziale e a scadenza per ricordarci che pure noi, in un certo artificioso modo, possiamo essere liberi.
La guida di Giuda, i 76 bar più temibili di Madrid non fa altro che mostrarci la disperazione di questa ricerca di sovranità. I bar di Madrid ci vengono descritti come luoghi pieni gi gioia e tristezza, affastellati da figure ciniche e luminose, seguendo strade che a volte non comunicano più tra loro per stanchezza, nella notte e a volte anche di mattina. Col suo stile minimalista Giannetti riesce a costruire un romanzo sui luoghi dell’alcool senza ricorre a stratagemmi come il plot. Ne viene fuori un triste elogio della luce o la corruzione di un risveglio poetico.

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