La vita comune: L’altro stato del mondo

Andrea Ghelfi

Paolo Godani, La vita comune. Per una filosofia e una politica oltre l’individuo, DeriveApprodi 2016, pp. 108, € 12,00

La vita comune di Paolo Godani è un pamphlet filosofico che va dritto al punto: non siamo individui bensì vita comune. Nelle 99 pagine di questo testo edito da DeriveApprodi – nella collana Operaviva – Paolo si occupa del rapporto che la cultura molecolare del capitalismo e della governamentalita biopolitica intrattiene godani-comunecon il suo atomo di riferimento, ovvero l’ individuo. Indagando gli effetti di atomizzazione ‘spirituale’ contemporanea, e dunque i modi di percepire le cose e le persone che ci circondano, noi stessi, il rapporto con il tempo, ci ritroviamo sin da subito tra le braccia di Benjamin e del suo tentativo di definire il capitalismo come sistema totalizzante, come religione. Una religione spietata che, tra le altre cose, produce senso di colpa, solitudine, depressione, relazioni proprietarie. Una religione che affetta il nostro modo di pensare e di percepire il mondo, e che ci dice qualcosa della nostra infelicità e del nostro stato di preoccupazione permanente. Per resistere a tale incantesimo, e al suo farsi destino, Paolo ci invita a operare una strategia del disconoscimento, a rifiutare di pensarci e di viverci come individui e, al rovescio, a credere nell’altro stato del mondo. Di questo altro stato del mondo si fa esperienza quotidiana tutte le volte che, per dirla con Musil, ci si dissolve in ciò che si vive. Ad esempio nel vivere operando una certa distanza da noi stessi e dai panni che indossiamo, nella dissoluzione del sé in un oggetto desiderato, nel ricordo singolare di quella mattina di sole in Piazza Maggiore, nella potenza dell’azione collettiva. Nell’ altro stato del mondo il molteplice, come ci ricorda Deleuze, si fa sostantivo. Qui infatti dire che tutte le cose sono comuni non significa sottomettere la singolarità a una qualche totalizzazione universalistica, ma piuttosto contemplare il tessuto di variazioni che popolano ed esprimono la vita comune. L’altro stato del mondo non è solo una faccenda di concetto. Al contrario a me pare un invito a stare con la nostra capacita di percepire l’irriducibilmente singolare nel comune e il comune dentro ogni determinazione singolare. E a sperimentare una politica oltre la logica degli individui uniti nella sovranità e nella proprietà. Un bel libro dunque. Pieno di passione. Con Paolo mi farebbe piacere discutere due temi schiettamente politici, e credo tra loro collegati, che attraversano l’intero volume e che vengono messi in primo piano nelle ultime pagine. Il primo è l’elogio dell’innocenza e il secondo è il tono esclusivamente destituente che emerge nelle ultimissime pagine. Ecco, a me riesce difficile pensare una proposta politica che faccia piazza pulita del tema della responsabilità collettiva, così come delle pratiche istituenti. Per responsabilità intendo letteralmente la nostra capacita di rispondere a quel che ci accade, un ethos che ci spinge ad allenare la nostra capacita di rispondere a quello che ci sta succedendo, a inventare o a prendere parte a certi assemblaggi piuttosto che ad altri. Nella consapevolezza, certo sempre parziale e situata, che un modo di vivere porta con sé molteplici conseguenze materiali ed ecologiche. Per questo, mentre ci aspetta la sesta estinzione di massa, non credo ci sia più tempo per essere innocenti.

Articoli recenti

Commenti recenti

Archivi

Categorie

Meta

ilmondoniente Written by:

Be First to Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *