L’era dei format, la svolta radicale dell’intrattenimento televisivo

FERRUCCIO MAZZANTI

 

Jean K. Chalaby: L’era dei format, la svolta radicale dell’intrattenimento televisivo, traduzione di Chiara Veltri, Minimum Fax, 2017, pp 364, € 18,00

Appartengo ad una generazione che si fa vanto di essersi affrancata dal medium televisivo e di farne un uso sporadico, casuale, legato a certi eventi, ma andando ad analizzare gli indici di ascolto, ci viene quasi il sospetto che non tutti dicano esattamente la verità quando sostengo di non sapere neppure cosa significhi la parola zapping. Anzi sembrerebbe proprio che i millenial siano la generazione più televisiva che si sia presentata fino ad adesso.
Chalaby, professore universitario presso la City University di Londra, ci snocciola duri fatti sull’evoluzione dei format televisivi a partire dagli anni cinquanta fino ai giorni nostri, mostrandoci come sia nata una delle industrie creative più ricche e aggressive che si possa immaginare.
Il format, inizialmente non riconosciuto come degno di copyright, negli anni novanta si è dimostrato la soluzione migliore per eliminare il rischio d’impresa delle varie emittenti televisive. Se un programma va bene in uno stato qualsiasi, coi dovuti aggiustamenti andrà bene anche in tutti gli altri, nonostante sia sempre possibile un flop. Così il format ha acquisito sempre più uno statuto scientifico, dove i creativi tentano di produrre un gioco o una situazione che sia quanto più universalmente valida possibile, per poi calarla nella realtà particolare aggiustando il tiro.
Chalaby è molto abile nel non trasformare il fenomeno televisivo in una questione meramente industriale, descrivendo nei dettagli ogni aspetto che gravita intorno alla creazione e commercializzazione dei format, rimane però il dubbio che i pionieri che ogni anno inventano nuovi programmi appartengano ad un processo meramente industriale di globalizzazione e omologazione culturale.
Di fatto siamo di fronte alla più evidente manifestazione del sistema capitalista che per aprire il mercato colonizza in modo più maturo se stesso all’infinito, con dell’intrattenimento che alcuni definiranno abbrutente, mentre io mi sento di affermare, nonostante tutto, che sia solo geniale.

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