Storia dei ricchi: libri da non leggere

Raffaele Nencini

 

John Kampfner, Storia dei ricchi. Dagli schiavi ai super-yacht, duemila anni di ineguaglianza, Feltrinelli 2015, pp. 480, € 25,00

Entrando in una qualsiasi libreria Feltrinelli è ormai praticamente impossibile ignorare il faccione del fondatore, chiamato a illustrare una sua celebre frase, secondo cui il grado di «civiltà» di questo paese, dovrebbe dipendere «in larga misura, da cosa, anche nel campo della letteratura di consumo gli italiani avranno letto».
Verrebbe da chiedersi che valore diano a questa parola «civiltà» quei signori che hanno ripescato una simile affermazione, perché si può forse ironizzare sulle contraddizioni del personaggio, ma che Giangiacomo Feltrinelli fosse un comunista caduto durante un’azione di lotta rivoluzionaria è, per quanto mi riguarda, fuori di dubbio.

Fa allora piuttosto male constatare la banalità del marketing a cui le sue parole sono ormai ridotte. Fa ancora più male quando l’editore Feltrinelli pubblica libri come questa pretesa Storia dei ricchi, di John Kampfner. Chi è l’autore? Un rinomato commentatore politico e opinionista televisivo, ci informa Google. E cosa è questo suo libro? Un saggio di storia? No, non lo è.  È divulgazione? Se lo è, si tratta di pessima, orribile, inutile divulgazione. Cosa divulga? Un’aneddotica della ricchezza, volta ad appagare la sensibilità piccolo-borghese del quadro intermedio che la mattina si reca a lavoro in metropolitana, o magari soltanto quella lingua da giornalisti, in mezzo alla quale siamo quotidianamente costretti a nuotare. È forse intrattenimento? Forse lo è, ma che lettore vuole intrattenere chi pubblica questi libri (e li pubblica in una delle sue più prestigiose collane)? Dov’è finita la preoccupazione per il grado di civiltà degli italiani? Nelle aule di un Master in Business Administration.

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