L’ordine del tempo

Carlo Benedetti

CARLO ROVELLI, L’ORDINE DEL TEMPO, ADELPHI, 2017, € 14.00, PP. 207

Una pietra nel bosco
lungo silenzio
non è mai stata qui

Per quanto sia difficile ammetterlo, l’angoscia dei secondi che scorrono da ieri a domani (ovvero dall’inizio alla nostra personale fine) è sempre lì. E, nonostante questo libro assomigli molto al trattato Sidereus Nuncius di Galileo (abbia cioè la capacità di trasformare per sempre il modo in cui vediamo l’universo e tutte le cose che lo compongono, incluso noi stessi), non la farà scomparire. Lo dico subito, così ci togliamo il pensiero: se state leggendo un libro sul tempo perché temete la morte, questo non è il libro per voi. Meglio la filosofia indiana o direttamente qualche testo sacro, se siete credenti.

Rovelli fa una cosa più semplice e, allo stesso tempo, impossibile: ci costringe a vedere il tempo come un’altra delle tante forze di cui è composto questo strano mondo che abitiamo. E ci costringe, a forza, ad ammettere che non funziona per nulla come noi siamo convinti di sapere. Come Galileo, ci spiega che quello che i nostri sensi ci dicono (che ieri è prima di domani, che c’è un presente uguale per tutti e tutto, che il tempo esiste da sempre) sono in realtà illusioni.

Ma fa ancora di peggio: ci sfila dalle mani le cose, il loro essere permanenti, e le trasforma in eventi. Una roccia di granito non è una roccia di granito. Piuttosto, è un lento disgregarsi delle molecole che la compongono. È solo un evento che inizia e finisce su una scala per noi troppo grande per percepirne le trasformazioni. L’acqua o una nuvola non sono diverse da un bacio. Come non ha senso chiedersi dove sia finito il bacio una volta che avete riaperto gli occhi, così non ha senso chiedersi dove siano ora le torri di Babilonia, o le neiges d’antan (desolé, François Villon).

Viviamo in un mondo fatto di avvenimenti e relazioni piuttosto che di cose e enti. Ciao Parmenide, bentornato Democrito. Se inconsciamente vi aggrappate all’ultimo baluardo di ordine nel nostro mondo postmoderno (il Tempo), mi dispiace dovervi informare che leggendo questo libretto (a malapena 200 pagine) lo vedrete salpare verso un mondo in cui tutto cambia, accade, si trasforma in maniera disordinata, un mondo in cui gli orologi vanno a velocità diverse e gli eventi non si mettono in fila, ma si accalcano, si spingono, si affastellano gli uni sugli altri.

Quello che sentiamo come così connaturato al nostro stesso vivere (come pensarci senza tempo?), in realtà esiste come lo percepiamo solo per qualche chilometro quadrato intorno a noi, qui sulla terra. Appena ci allontaniamo o acceleriamo, o lo misuriamo con attenzione, ci si sgretola tra le mani. E quello che ci rimane non è più triste o meno bello. È soltanto un mondo che non è fatto a misura d’uomo, una distesa sconosciuta, inesplorata, in cui procediamo a tentoni.

Per molti versi, possiamo far finta di nulla. Questo nuovo tempo non verrà a bussarvi alla porta di casa. Come davanti a un tramonto è sempre il sole che vediamo sparire sotto all’orizzonte, nonostante sappiamo bene che sia la terra a muoversi, così passato e futuro non evaporano. Sono dentro di noi come illusioni ottiche dalle quali non possiamo guarire.

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