Luigi Bicocchi. Per un’architettura collettiva

RAFFAELE NENCINI

 

Luigi Bicocchi. Una progettazione urbana partecipata. Firenze 1971-1973, Centro Di, 2018, pp. 80, € 18,00

Segnalo volentieri questo libro recentemente uscito per il prestigioso editore Centro Di, in cui è documentata la storia del progetto mai realizzato di ristrutturazione delle case minime fiorentine di Rovezzano e della Casella. Oggi, sentendo parlare di partecipazione della cittadinanza alle scelte urbanistiche, l’impressione generale è di trovarsi dinnanzi a operazioni di facciata, in cui non è mai in questione la possibilità di determinare quelle opzioni strategiche che viceversa sono definite all’interno di cerchie ristrette. Tutt’al più la pretesa partecipazione ha il compito di vidimarle, quelle scelte, in modo che sia più semplice poi per le amministrazioni difenderle. In considerazione di ciò, un sentimento molto diffuso è il senso di frustrazione, cui spesso si accompagna la disillusione nei confronti della partecipazione alla vita civica. Ben diverso era il modello di progettazione urbana partecipata di cui Bicocchi si fece artefice: a monte vi era stato un lavoro di ricerca sociale portato avanti da un collettivo ampio di persone, che si erano dotate di numerosi strumenti di indagine, tra cui molte videointerviste. Il contesto di riferimento era quello dei movimenti di lotta per la casa e dei comitati di base, che nella Firenze dei primi anni Settanta ebbero la forza di imporre all’amministrazione comunale e alla politica in generale molti problemi e alcune soluzioni, anche là dove non riuscirono a conseguire delle nette vittorie. Agli occhi dell’oggi, di quel modello risalta prima di tutto il regime di possibilità: che fosse pensabile un paradigma sociale espressione di una riflessione condivisa sui bisogni e sui desideri.

Il volume è composto di tavole e documenti dall’archivio Bicocchi, oltre che di alcune testimonianze delle persone coinvolte nel progetto. Nonostante la scarsa foliazione è un testo notevole, soprattutto perché la letteratura sul ’68 fiorentino, da cui sarebbe opportuno escludere le tesi di laurea degli studenti di storia, non è sterminata e in larga parte vira sulla memorialistica degli ex dirigenti delle varie strutture di movimento. Con questa publicazione si arricchisce di un elemento che è allo stesso tempo testimonianza di una esperienza ed esempio di una storiografia minore, talvolta più rivendicata che frequentata.

 

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