Malinconia di sinistra: problemi di storicità.

RAFFAELE NENCINI

ENZO TRAVERSO, MALINCONIA DI SINISTRA. UNA TRADIZIONE NASCOSTA, FELTRINELLI, 2017, € 25.00, PP. 246

Questo libro può essere letto in controluce come una lucida, amara, riflessione sul 1989: una riflessione interamente svolta all’ombra delle macerie del muro di Berlino, ovvero all’interno di quel paesaggio da cui prende origine il ciclo storico tutt’ora in corso, la cui normatività postula la democrazia liberale e l’economia di mercato come ordine naturale del mondo. Un regime di storicità presentista vige incontrastato in questo scenario, assorbendo passato e futuro. Ogni istanza escatologica è minata alla base, due secoli di lotte – con il loro patrimonio di esperienze, lutti e ricordi – tendono a dissolversi in una spietata teleologia liberale, e i vincitori non fanno prigionieri.

Parafrasando Benjamin, si potrebbe forse affermare che Traverso ci stia dicendo che neppure i morti sono al sicuro da questo paradigma: la memoria dei vinti, coscienza condivisa dai soggetti in lotta nei due secoli passati, sembra aver reciso i legami con le lotte del presente, dove i conflitti del passato hanno smesso di riverberarsi. E su questo punto l’autore si sofferma con grande lucidità, richiamando il discorso umanitario oggi imperante, che sacralizza la memoria delle vittime, trascurandone o censurandone l’impegno politico. Se le rivoluzioni dei secoli passati sono un arcaismo fuori dal tempo, ciò che viene ricordato sono, appunto, le vittime: i morti delle guerre, dei genocidi, dei totalitarismi. Il lutto che ne scaturisce è spoliticizzato, conformista, paralizzante. La sua elaborazione si esprime nella liturgia delle commemorazioni, con le loro mille giornate della memoria.

Altra cosa è quella tradizione nascosta dei movimenti comunisti cui lo studioso tenta di riconnettersi, quello struggimento che accompagna la sinistra fin dalle sue origini, «il risvolto dell’estasi rivoluzionaria in cui tutto diventa possibile», l’elaborazione delle sconfitte del passato che ha alimentato generazioni di militanti prima dell’eclissi delle utopie comuniste. Sembra una tradizione perduta e tuttavia non bisogna disperare, perché Traverso ci dice anche questo, dal momento che è possibile imbattersi anche in una malinconia politica successiva al 1989, una malinconia che corrisponda al nostro regime di storicità, che (pur imprigionata nel presente) tenti di intrecciare la consapevolezza della sconfitta con l’organizzazione del pessimismo e di forzare la condanna neoliberale in vista di un nuovo inizio. Se questa forzatura può essere, deve passare attraverso l’esercizio della ri-memorazione, vale a dire attraverso un atto che consenta di squarciare l’illusione di una temporalità omogena. È il sentimento evocato dal viaggio della statua di Lenin nel film di Theo Angelopoulos Lo sguardo di Ulisse: il colosso dismesso che risale il corso del Danubio abbandona il teatro della storia, ma allo stesso tempo ritorna da dove è venuto, all’origine, contenendo una promessa di riscatto. Il libro indaga le tonalità emotive di questa promessa apparentemente fragile, muovendosi tra i concetti e le immagini, «senza stabilire alcuna gerarchia tra loro», percorrendo cioè la strada, anch’essa benjaminiana delle “immagini pensiero” (Denkbilder). A questo fine sono arruolate le forze delle arti figurative come della filosofia, del cinema e della letteratura, che abitano il paesaggio mnemonico delle lotte del Novecento e rendono percorribile un sentiero che spesso ci appare insidioso e impraticabile.

Articoli recenti

Commenti recenti

    Archivi

    Categorie

    Meta

    ilmondoniente Written by:

    Be First to Comment

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *