Realtà vs immaginazione 1 a 0: la fatica discreta della libertà

La realtà supera spesso l’immaginazione. Ma accade che non ce ne accorgiamo o che ci abituiamo poi con tale facilità da smettere prestissimo o non cominciare mai a sentire la portata dell’evento.

Per esempio, sembrava incredibile pensare a un uomo come Trump presidente degli Stati Uniti e ora non solo lo è ma ci siamo creati un’infinita serie di giustificazioni per renderlo concepibile, a volta ricorrendo all’ironia, altre senza nemmeno bisogno di quella.

Ma oggi è San Valentino e non parleremo di Trump, parleremo invece, ovviamente, d’amore.

Facciamo salire sul palco, per la squadra dell’immaginazione, la puntata Hang the dj di Black Mirror – senza stare a discutere di questa stagione un po’ deludente forse perché le puntate finivano quasi tutte bene e quindi non mettevano abbastanza a disagio – e per la squadra della realtà l’applicazione LegalFling, che dovrebbe venire approvata questo mese da Google e Apple per entrare finalmente nell’orizzonte dell’esistente.

Il primo.

Hang the dj immagina un mondo in cui giovani single per un certo periodo della loro vita siano guidati da un’app nella ricerca del partner ideale; è il Sistema, un algoritmo, a scegliere con chi e per quanto tempo si avrà una relazione – si tratti di poche ore o di anni, in ogni caso bisogna resistere fino alla fine e lasciarsi al suono del gong, finché l’algoritmo stesso, immagazzinando dati sempre utili da ogni relazione, non trova il match perfetto, la persona con cui si condividerà tutta la vita.

“Doveva essere una follia prima del Sistema (…) le persone dovevano gestire gli aspetti di una relazione da sole, capire con chi volevano stare. Ti viene un blocco.Troppe opzioni, alla fine non sai quale scegliere (…) E se le cose andavano male dovevano capire se volevano lasciarsi, e come lasciarsi. Non è come quando è tutto pianificato. È molto più semplice quando è tutto pianficato”.

E ora il secondo personaggio di questo articoletto di San Valentino: LegalFling.

“LegalFling crea un accordo legalmente vincolante, il che significa che qualsiasi infrazione è una violazione del contratto. Utilizzando il protocollo Live Contracts, il tuo contratto privato è verificabile tramite blockchain e applicabile con un solo clic.”

Questa app serve fondamentalmente a dare il consenso ad avere rapporti sessuali per un tempo determinato (un’ora, un anno) con una determinata persona, e a mettere in chiaro i “do” e i “don’t”, cosa vuoi e non fuoi fare – come se questo potesse essere indipendente dall’istante e dalla persona che hai davanti, da come si incontrano in quel momento corpi e desideri.

Esiste.

Poi magari noi non la useremo però il fatto è che è stata inventata ed è in mezzo a noi e questo se ci si pensa con quel misto di distacco, consapevolezza e coinvolgimento che avremmo se fosse un prodotto di Charlie Brooker, è terrificante.

Black Mirror se la gioca benissimo ma la Realtà vince, per quanto di poco, grazie a un punteggio maggiore nel settore meschinità.

Ad accomunare le due (non) fantascientifiche app c’è, in un certo senso, quella frase di Black Mirror: “troppe opzioni, alla fine non sai cosa scegliere” il cui corollario diventra “pianficare tutto”.

A guardare bene è la stessa capriola che si fa dal “tutto è permesso” a “tutto è codificato”. Un confine labilissimo: qui non c’è un tiranno che decida cosa non è permesso, ma peggio ancora un senso comune rarefatto e disorientato in cui ha la meglio chi urla di più – e urla di più chi ha più paura. Paura di cosa? Dell’inaspettato, di cadere, di farsi male, di tutto ciò che non è (legalmente) definibile. E così, per paura e per pigrizia (perché libertà e autodeterminazione, diciamocelo, sono una faticaccia), si chiede alla Legge – passata la Chiesa, passato lo Stato, che siano ora i Social o la Blockchain – di inquadrare, incanalare, pianficare, proteggere.

Viene in mente Lucinda Matlock di Edgar Lee Mastes:

Figli e figlie degeneri,

la Vita è troppo forte per voi –

ci vuole vita per amare la Vita.

Per concludere prenderei l’esempio di un incontro di una sera.

Secondo l’app: a un certo punto ci si trova seduti sul letto, uno dice all’altro di accettare la sua domanda di scopata sull’app, della durata di un’ora (stando larghi, tanto sa che ci metterà molto meno), l’altro accetta ma mette in chiaro che certe cose non le fa, il primo accetta la condizione e tutto nell’ora seguente si svolge come stabilito.

Secondo la mente umana, nello stesso lasso di tempo: “stasera torno a casa presto”, “carino, scopiamo”, “tanto non succederà…”, “sta succedendo?”, “non avrei mai pensato, creduto, immaginto, voluto”, “forse sì, volevo…”, “no dai, un bacio, poi vado a casa”, “anzi sì”, “no ha detto una cazzata non scopiamo più”, “però ormai ci siamo quasi…”, “no ma non si può, rovinerei il rapporto, qualcuno si ingelosirebbe, è sbagliato, non dobbiamo proprio, non devo, devo, non devo… che poi sarebbe voglio, non devo… o non voglio?”, “e se poi non mi piace?”, “e se poi mi innamoro?”, “io vorrei, non vorrei, ma se vuoi”, “scopiamo, basta, c’ho voglia”, “ho sonno, non c’ho più voglia”, “massì va beh dai”, “mi dirò che è l’alcool”, “no dai”, “sì, dai”, “per fortuna che tutte ‘ste pare non le ho espresse ad alta voce”, “se mi innamoro è un casino”, “vada per il casino”…

Black Mirror

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