Sindona. Biografia degli anni settanta: come non si recensisce un libro

Raffaele Nencini

Marco Magnani, Sindona. Biografia degli anni Settanta, Einaudi 2016, pp. 168, € 21,00

Ai bei tempi dell’università, quando avevamo ancora tutti i capelli in testa, la vita ci sorrideva, e riuscivamo a stazionare le ore davanti al distributore di merendine del dipartimento di Via San Gallo, quando la nostra unica preoccupazione era quella tizia bionda del corso di storia delle dottrine politiche, noialtri poveracci spesso citavamo il noto studio di Pierre Bayard Comment parler des livres que l’on n’a pas lus?, nel tentativo di esorcizzare i sensi di colpa verso quei classici del pensiero che non avevamo letto e al contempo fingerci acuti e brillanti prima delle lezioni di storia delle dottrine politiche.

Purtroppo quell’età dell’oro è ormai irrimediabilmente tramontata e i libri bisogna leggerli fino in fondo, perché poi tocca scriverne. È trascorso molto tempo, ma sono riuscito a farmene una ragione: i capelli non tornano, quella tipa ha sposato un commercialista di Pontedera, e ormai se scrivo a proposito di un qualche testo mi procuro sempre di avere qualcosa da dire a riguardo.

Però ogni tanto viene il dubbio che questa cosa non sia proprio proprio necessaria. Soprattutto se scrivSindona_libro_magnanii per un grande giornale e ti arrivano i comunicati degli editori. Per esempio, se andiamo a ripescare l’articolo firmato da Stefano Lepri su «La Stampa» del 3 marzo 2016, non è facile attribuire con certezza al suo autore la lettura del volume di Marco Magnani Sindona. Biografia degli anni settanta. Sembrerebbe piuttosto che questa grande firma del giornalismo economico italiano abbia rimpolpettato un po’ di considerazioni generali sulle vicende della finanza italiana del decennio settanta insieme ad alcuni stralci della cartella stampa inviatagli da Einaudi.

Lepri definisce il libro di Magnani «insieme scorrevole e documentatissimo, equilibrato e privo di reticenze sulle responsabilità dei potenti di allora». Peccato che la prosa sia tutt’altro che scorrevole e spesso sia difficile capire se l’autore stia citando qualcuno. Peccato soprattutto che lo studioso, che pure segue la vicenda di Sindona con attenzione, sembri piuttosto reticente ad approfondire le ragioni delle dimissioni di Guido Carli da Governatore della Banca d’Italia, tralasciando di affrontare quello che, al momento, è forse l’unico aspetto del tutto oscuro dell’intera faccenda.

Marco Magnani è un noto economista, e storico dell’economia, che lavora in Banca d’Italia dal 1982 e io credo che lo scarso interesse per quelle dimissioni abbia a che fare con questa cosa. Per tutto il resto il libro è piuttosto preciso.

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