Teorie della comprensione profonda delle cose

Teorie della comprensione profonda delle cose, Alfredo Palmba, Wojtek Edizioni, 2019, pp 408, 16,00 Euro

In un periodo in cui sembrerebbe aver vinto un tipo di produzione letteraria contraria al postmodernismo, Alfredo Palomba (e con lui Wojtek) coraggiosamente scrive un romanzo che non rinnega, ma cerca di superare il postmoderno attraverso una struttura narrativa che si apre in mille direzioni, ma che molto abilmente si richiude nel finale. I protagonisti intorno a cui si svolgono le vicende sono principalmente quattro:

  1. Un sedicente scrittore (Toni) che sogna ad occhi aperti il successo che otterrà con la pubblicazione di una raccolta di poesie dedicate al suo acerrimo nemico
  2. Il suo acerrimo nemico (il Pelato), che in realtà tenta la via accademica ritrovandosi a fare l’istiture per un ragazzino di dodici anni ben più intelligente di lui. Inoltre tiene anche un blog dove analizza l’orrore umano su internet
  3. Il ragazzino di 12 anni ben più intelligente del suo istitutore, che però è troppo intelligente per la sua età e quindi deve nascondere a parenti e amici la sua vera natura di genio, ed è per questo che prende ripetizioni
  4. Un tossicoma di funghetti allucinogeni (Don Pagnotte) che rimane intrappolato nella fantasia di essere don Chisciotte e se ne va in giro per la città di Paesone a combattare draghi, che in realtà sono automobili.

Il personaggio che forse personalmente mi ha colpito di più è quello di Toni, fra tutti il più umano nel suo tenero sognare il successo. Sembrerebbe che Palomba, pur in un evidente disprezzo di quelle velleità artistiche fine a se stesse, di quel sognare ad occhi aperti, nonostante questo nutra un doloroso amore verso questo essere fallito.
Le linee narrative che accomunano questi personaggi iniziano da un punto unitario per poi frammentarsi in mille direzioni in un modo che solo apparentemente appare dispersivo, quasi come se non riuscissero a ricongiungersi, ma Palomba riesce a riannodare le fila in una conclusione all’altezza delle aspettative (conclusione che non spoilererò). Il pastiche di stili e toni rende questo romanzo tanto divertente quanto tragico. La figura del Chisciotte, infatti, viene trasformata in un paradigma della nostra epoca, uno Zeitgeist tanto divertente quanto nichilista e relativista, nel cui vortice coinfluiscono le velleità artistiche e accademiche di una intera generazione e ne escono fuori liquefatte in quello che potremmo definire uno sguardo lucido e oggettivo dei nostri tempi. L’analisi fortemente Avant pop della cultura mainstream si mescola con riferimenti scientifici o letterari di alto livello (Breaking Bad e Athanasius Kircher, la violenza su internet e la neuroplasticità del cervello), senza che questo danneggi la piacevole scorrevolezza del testo. La maturità stilistica è molto evidente, tanto che il testo ha ottenuto una nota di merito al premio Italo Calvino
Ancora una volta Wojtek riesce nell’intento di proporre al pubblico un romanzo dal linguaggio sperimentale, metaletterario e intelligente, cosa non affatto facile di questi tempi.

 

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