Un’altra cena o di come finiscono le cose

Simone Lisi, Un’altra cena o di come finiscono le cose, Effequ, 2018, pp. 172, € 12,00

Recensire il libro di un amico è impossibile, perché se ne parli bene rischi di essere accusato di mancanza di oggettività sia dall’autore che da chi autore non è, e se ne parli male, beh che ve lo spiego a fare?
Ho dunque deciso di parlare di Simone Lisi, intendo proprio la persona, prima dell’uscita del suo esordio: Un’altra cena ovvero di come finiscono le cose.
Senza dubbio ci ha lavorato a lungo. La prima volta che me ne ha parlato era più di due anni fa, nel lontano 2016, se non addirittura prima. Stava scrivendo questa cosa lunga per i suoi canoni. Simone è uno scrittore che ama parlare di sé e quando pubblicamente deve spiegare la sua arte inizia sostenendo di essere soprattutto uno scrittore di racconti brevi. Se ne andava in biblioteca, vicino a casa mia, a scrivere la mattina, tutte le mattine, con un rancoroso riserbo, che se qualcuno avesse letto le sue cose prima del tempo dovuto, senza dubbio la sua creatività ne sarebbe stata rovinata. Sarei curioso di sapere se, dopo tutti gli editing a cui si è sottoposto, la pensi ancora così.
Quando poi, circa un anno fa, lo ha concluso, ha mandato alcune copie ad alcuni suoi amici per fargli dare una lettura e capire come migliorarlo prima di inviarlo a qualche editore. Io ero tra costoro. Dopo non molto tempo Simone ha spedito il suo manoscritto ai vari editori che aveva selezionato col tipico coraggio, mai troppo rispettato e riconosciuto, di chi spedisce un figlio al fronte e sa che probabilmente non lo rivedrà mai più. Purtroppo l’Italia non è un paese facile dal punto di vista editoriale e così all’inizio ha ricevuto dei rifiuti, poi però il figlio è tornato dal fronte insieme ad una medaglia di nome Effequ.
Lui e l’editore hanno cominciato a lavorarci su e, ritardo dopo ritardo, sono arrivati al romanzo breve che potete trovare in libreria o su siti specializzati nella vendita di prodotti culturali. Come ultima cosa, credo, hanno stabilito una data di uscita e si sono messi ad organizzare una sorta di presentazione (si trattava in realtà di sedersi ad un tavolo e bere del vino coi presenti) nella bella e ormai famosa Todo Modo, la libreria fiorentina indipendente di riferimento per la città.
I giorni precedenti Simone era nervoso e lo ammetteva. Gli tremavano un po’ le mani. Per me era evidente che se la stesse facendo sotto. Noi vorremmo che gli scrittori e gli artisti in generale fossero delle macchine del marketing privi di emozioni e dediti alla vendita del loro prodotto (anche se poi ci aspettiamo che nelle loro opere siano iperemotivi), ma grazie al cielo Simone in quella paura precedente all’uscita ha dimostrato di appartenere ancora alla stirpe degli esseri umani emozionandosi e tremando di fronte all’evento da lui tanto atteso. In questo caso la sua fragilità è testimonianza di profondità. Così l’unica cosa che posso veramente sperare è che nel suo prossimo romanzo Simone continui a far emergere proprio il tremore che ha vissuto, quel terrore gioioso totalmente privo di consapevolezza, che è, in definitiva, il suo vero talento.

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Ferruccio Mazzanti Written by:

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