Macerie prime. Sei mesi dopo: per una critica a Bao Publishing

RAFFAELE NENCINI

Zerocalcare, Macerie prime. Sei mesi dopo, Bao Publishing, pp. 192, € 17,00

Credo di avere un problema con Bao Publishing. O meglio, visto che di Zerocalcare ho apprezzato praticamente tutto ciò che non è uscito per Bao, forse ho un problema con Bao Publishing che pubblica Zerocalcare (con l’importante eccezione di Kobane calling, in cui la matrice militante era molto più esplicita e risignificava il tono generale della narrazione). Ne avevo scritto qui quando uscì il primo volume di Macerie Prime. Il mio giudizio non è molto mutato, perché questo secondo volume in gran parte ricalca gli schemi del primo: il problema degli accolli, la cultura pop anni ottanta, il conflitto con la comunità all’interno della quale si è cresciuti, la morale consolatoria. Kobane calling, dicevo, costituisce un’importante eccezione perché, pur all’interno del medesimo universo narrativo, ne modifica il tono, in un moto esplicitamente politico che evade dalla prospettiva autoindulgente da cui sono avvoltele altre graphic novel dell’autore.

Probabilmente, il problema risiede proprio nell’identità di autore generazionale tout court che Bao Publishing ha cucito addosso a Zerocalcare, tirato in centinaia di migliaia di copie e distribuito anche nella GDO. Ormai i suoi libri escono circa due volte l’anno e sfornano fatturati stellari: il sospetto è che debbano essere investimenti sicuri e replicare cioè una formula affidabile. In questo caso, l’impasto anime giapponesi scuole medie street credibility fa da sfondo a una vicenda corale di conflitti interni al gruppo storico di amici, conflitti che vengono indubitabilmente risolti in una dialettica pseudohegeliana che giunge al compimento in una rinnovata mozione degli affetti – siamo ancora i soliti coglioni di una volta anche se abbiamo trent’anni e la vita fa schifo – dopo aver superato la fase degli attriti e delle separazioni. Alla lunga lascia piuttosto perplessi questo discorso, che senza dubbio è funzionale all’affermazione di Zerocalcare come autore pop, capace di parlare a tutti, di andare in classifica, eccetera, ma che a lungo andare rischia di neutralizzarne proprio quella matrice parziale, radicale, antagonista, che viceversa sembra stare al centro della costruzione del suo personaggio. Ecco, non è semplicissimo scansare il pensiero che egli abbia dato prova di saper risolvere positivamente questa antinomia, ma che per esigenze di natura industriale si preferisca solcare strade sicure.

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